Sassari In Sardegna ci sono sempre meno giovani e, in prospettiva, ci saranno sempre meno persone in età da lavoro. Eppure, nell’isola continua ad esserci un numero altissimo di ragazzi tra i 15 e i 34 anni che non lavora, non studia e non segue percorsi di formazione. In tutta Europa vengono chiamati Neet (dall’acronimo in inglese Not in Education, Employment or Training). Il numero in Sardegna si è ridotto nettamente negli ultimi anni, ma resta una delle emergenze più gravi in una Regione che si spopola e invecchia. A fotografare la situazione sono i dati Istat elaborati dall’Osservatorio regionale del mercato del lavoro. Nel 2025, l’ultimo dato disponibile, sono 52.590 i giovani sardi tra i 15 e i 34 anni che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione: quasi uno su cinque, il 18,5%. Una percentuale in sensibile diminuzione rispetto al 22,8% del 2023. In appena due anni il loro numero è sceso di oltre 13mila unità, una riduzione del 20%. La tendenza è dunque positiva e il recupero della Sardegna è stato persino più rapido di quello registrato complessivamente nel Paese. Non abbastanza, però, per cancellare la distanza dalla media nazionale. Nel 2025 in Italia la percentuale dei Neet è arrivata al 15,6% dei giovani tra i 15 e i 34 anni, quasi tre punti in meno rispetto all’isola. Due anni prima il distacco sfiorava i cinque punti.
Per capire quanto sia cambiato il quadro basta allargare lo sguardo oltre l’ultimo biennio. Nel 2018 i Neet sardi erano circa 92mila. Da allora il loro numero ha seguito una discesa pressoché continua, fino ai livelli attuali. Il fenomeno ha oggi dimensioni molto inferiori rispetto al passato, il 40% in meno in sette anni, ma non può essere considerato in via di soluzione: la condizione riguarda ancora quasi un giovane su cinque. Ed è proprio la consistenza della platea ancora inattiva a rendere il dato particolarmente rilevante se letto insieme alle prospettive demografiche dell’isola. La diminuzione della popolazione e il progressivo invecchiamento riducono infatti il bacino delle generazioni che possono entrare nel mercato del lavoro. In questo contesto, oltre 52mila persone tra i 15 e i 34 anni che rimangono contemporaneamente fuori dall’occupazione e dai percorsi di istruzione o formazione rappresentano una quota importante di una risorsa, quella giovanile, destinata a diventare numericamente sempre più scarsa. La loro formazione e il loro futuro lavorativo sono di fondamentale importanza.
Anche la composizione di genere del fenomeno è cambiata. Fino a pochi anni fa esisteva una differenza piuttosto marcata tra uomini e donne, che oggi è praticamente scomparsa. Nel 2023 era Neet un giovane uomo su quattro, mentre tra le donne la percentuale era del 20,5%. Nel 2025 i due valori sono quasi sovrapponibili: 18,7% per gli uomini e 18,3% per le donne. Il confronto con il 2020 rende ancora più evidente l’evoluzione del fenomeno. Allora la quota delle giovani donne che non studiavano e non lavoravano sfiorava il 30%, mentre quella maschile superava il 25%. Cinque anni dopo entrambe sono scese attorno al 18%. Lo scenario complessivo descrive quindi una situazione in evoluzione.
I Neet sono diminuiti in maniera significativa in pochi anni e la Sardegna ha recuperato una parte importante dello svantaggio rispetto al resto d’Italia. Rimane però quel 18,5%, superiore alla media nazionale, e soprattutto rimangono più di 52mila giovani ai margini sia del lavoro sia della formazione che una Regione con una prospettiva demografica come quella dell’isola non si può proprio permettere.