“Smartphone zombie”, Sassari fa scuola: arrivano le multe per i pedoni distratti – La bozza del codice stradale
La polizia locale nel 2018 fu la prima in Europa a sanzionare il fenomeno
Sassari Prima vennero gli smartphone. Poi arrivarono gli zombie, l'ultima evoluzione della specie urbana, pronti a lanciarsi sulle strisce pedonali come falene attratte dalla luce bluastra dei loro device. Tante ombre connesse al cloud ma scollegate dalla realtà. Le auto e il traffico ridotti a insignificante sfondo.
Era il 2018 e Sassari aveva già capito tutto: attraversare una strada con gli occhi incollati al cellulare sembrava ancora una cattiva abitudine e non un problema da Codice della strada. La Polizia locale invece decise di trattarlo come tale. Fece una campagna, girò dei video, staccò 152 verbali nel primo anno e finì sulle televisioni francesi e sulla stampa spagnola. Adesso, otto anni dopo, quella piccola guerra sassarese dichiarata alla distrazione digitale potrebbe diventare legge nazionale. Nella bozza del nuovo Codice della strada compare infatti una norma esplicita: «Chi attraversa o transita sulla carreggiata guardando lo schermo di uno smartphone, di un tablet o di un notebook rischierà una sanzione di 75 euro». E a Sassari possono concedersi un piccolo sorriso: noi abbiamo fatto scuola.
Il comandante Gianni Serra è l'uomo che ha visto l'alba dei morti viventi da smartphone e ha deciso di multarli, facendo da apripista ben prima dei legislatori romani. Per primo nel vecchio Continente inventò una campagna, li chiamò «smartphone zombie», trovò in una piega dell’articolo 190 il modo di sanzionare. La notizia fece il giro d’Europa.
Tutto era cominciato dai numeri. «Nel 2017 gli agenti avevano contato 93 pedoni coinvolti negli incidenti stradali. Troppi. L’ufficio studi del comando aveva cominciato a osservare non soltanto le statistiche ma anche ciò che accadeva quotidianamente sulle strade. E la scena si ripeteva continuamente: persone che attraversavano leggendo una chat, scrivendo un messaggio, scorrendo una pagina sul telefono. C’era una percentuale di pedoni che rischiavano la propria incolumità perché erano distratti».
Il problema, però, era giuridico. Nel Codice non esisteva la frase: vietato attraversare guardando il cellulare. Così a Sassari andarono a cercare una strada dentro l’articolo 190, quello che disciplina il comportamento dei pedoni. Il comma 2 stabilisce che «l’attraversamento debba avvenire con l’attenzione necessaria ad evitare situazioni di pericolo per sé o per altri». Due parole, attenzione necessaria, diventarono la leva. Il ragionamento di Serra e dei suoi uomini era elementare: se entri nella carreggiata fissando WhatsApp invece delle automobili, quell’attenzione non la stai prestando. E quindi puoi essere sanzionato.
Partì così “Smartphone zombie”: prima un video realizzato quasi artigianalmente dentro il comando, con gli agenti trasformati in cameraman, sceneggiatori e attori, poi la sensibilizzazione nelle strade e infine i verbali. «La multa era quasi pedagogica: poco meno di 20 euro se pagata entro 5 giorni». La storia uscì dalla Sardegna, venne ripresa dall’Ansa e dai giornali nazionali. Poi arrivarono i francesi. Una troupe della televisione pubblica attraversò il mare per filmare i vigili sassaresi mentre fermavano gli zombie all’Emiciclo. Se ne occupò anche la stampa spagnola. Sassari era diventata un piccolo laboratorio europeo.
I vigili staccano 152 multe il primo anno, per poi assestarsi su una media di un centinaio di sanzioni annue. Poi la campagna è proseguita, mentre i numeri hanno cominciato a cambiare. Nel 2025 i pedoni coinvolti nei sinistri sono stati 82: rappresentavano il 6,19 per cento di tutti gli incidenti, contro il 10,3 per cento del 2017, mentre la loro incidenza sui sinistri con lesioni è scesa dal 21,7 al 16,77 per cento. Nel frattempo il numero complessivo degli incidenti cittadini è cresciuto.
Serra non pretende di attribuire tutto alle multe. Ma il segnale, dice, è evidente: «L’obiettivo era rendere davvero consapevoli i pedoni di quanto sia rischioso usare il telefonino». Perché gli agenti in questi anni ne hanno viste «di tutti i colori: attraversamenti in diagonale, improvvisi zig zag tra le macchine, persone completamente assorbite dallo schermo. E più passano gli anni e più i supporti digitali sono immersivi, con i social che ipnotizzano i pedoni, intenti a scrollare e totalmente disinteressati al traffico».
Adesso il legislatore sembra arrivare nello stesso punto, ma con ben altra artiglieria. La bozza del nuovo Codice prevede 75 euro per chi usa dispositivi elettronici mentre attraversa o cammina sulla carreggiata. E non finisce qui: prima di impegnare le strisce il pedone dovrebbe fermarsi e verificare che chi guida lo abbia visto e stia rallentando; durante l’attraversamento sarebbero vietati cambi repentini di traiettoria, inversioni e movimenti imprevedibili. Il telefono resterebbe consentito nelle situazioni di comprovata urgenza e con vivavoce o auricolari compatibili con un’adeguata capacità uditiva. Nessun divieto, invece, per chi telefona normalmente camminando sul marciapiede.Ma per ora resta una bozza, sottoposta alle osservazioni delle associazioni di settore entro il 13 settembre.
Quanto c’è di Sassari dentro questa svolta? Impossibile misurarlo con un righello. Il comandante Serra racconta però di avere insistito per anni con tecnici ed esperti impegnati sul Codice della strada e di avere scritto anche all’allora presidente della commissione parlamentare che lavorava alla riforma, chiedendo proprio che quella condotta fosse finalmente indicata in maniera esplicita. Tra gli interlocutori anche un esperto del ministero dell’Interno coinvolto nelle attività formative del comando sassarese. «Ogni volta in cui lo incontravo gliene parlavo». E aggiunge prudente: «La nostra campagna è servita a creare la giusta attenzione su questo fenomeno».
Sassari ha tracciato la rotta, l'Europa ha preso appunti, Roma ha finalmente legiferato. E a pensarci è anche assurdo che ci sia bisogno di una legge per spiegare a un essere umano che prima di attraversare una strada bisogna guardare se arriva un’automobile. Ma questo è il tempo in cui viviamo: abbiamo uno smartphone geolocalizato capace di dirci dove siamo, e una Ai che ci indica con precisione millimetrica dove dobbiamo andare. Ma che poi si dimentica una raccomandazione vitale: «Quando attraversate una strada, spegnete i pixel e alzate gli occhi».
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