I veleni sotto lo stabilimento San Martino: «Sull’acqua controlli puntuali, chi l’ha bevuta stia tranquillo»
Vincenzo Satta (Asl Sian): «Analisi non sempre perfette, ma nessun rischio per la salute»
Sassari Per trent’anni, mentre sotto lo stabilimento San Martino si accumulavano rifiuti e sostanze contaminanti, sopra c’era qualcuno che controllava l’acqua. Quattro volte l’anno, almeno. I campioni venivano prelevati con l’assistenza della Asl, affidati ai laboratori dell’Istituto zooprofilattico della Sardegna e i risultati comunicati al Sian, il Servizio igiene degli alimenti e della nutrizione. In più la San Martino commissionava ulteriori prelievi ai tecnici dell’Università e li spediva al ministero. È da tutte queste analisi che bisogna partire per rispondere alla domanda più semplice e più inquietante lasciata dagli scavi del Noe: che cosa abbiamo bevuto in tutti questi anni? Vincenzo Satta, direttore della struttura di Igiene degli alimenti e della nutrizione della Asl di Sassari, una risposta la dà. Nell’acqua grezza San Martino arsenico, ferro e manganese c’erano. Probabilmente per la natura stessa della falda. I loro livelli venivano però abbattuti attraverso la deferrizzazione e, spiega Satta, nell’acqua messa in commercio non sono emerse contaminazioni da arsenico. Questo non significa che in tanti anni sia sempre filato tutto liscio: ci sono state non conformità, problemi impiantistici e qualche anomalia microbiologica. Ma alla domanda che interessa chi quelle bottiglie le ha avute sulla tavola per una vita, Satta risponde senza troppi giri di parole: rispetto alle conseguenze sulla salute, «direi di sì, possono stare tranquilli».
Nei controlli effettuati negli anni sono mai emersi valori anomali o superamenti dei limiti?
«Sull’acqua da imbottigliare sono state evidenziate negli anni alcune “non conformità”, più che altro riconducibili alla gestione dell’impianto. Le sole anomalie recentemente emerse sono state di natura microbiologica. Da quando l’unica fonte di attingimento è diventata il pozzo Santu Antine è stata rilevata un’unica non conformità, causata da un problema al rubinetto utilizzato per il prelievo. Tale anomalia non è stata più riscontrata nel campione prelevato dopo il trattamento di deferrizzazione».
Ci sono mai state tracce di contaminanti?
«Nell’acqua sono sempre stati ritrovati ferro, arsenico e manganese, probabilmente per le caratteristiche naturali del territorio nel quale si trova la falda. Ciò è sempre emerso dalle analisi effettuate sull’acqua prima del trattamento che precedeva l’imbottigliamento. La concentrazione di tali elementi veniva infatti ridotta attraverso il trattamento di “deferrizzazione”, ammesso dalla legge». Come sono cambiati negli anni i valori dell’acqua? «La concentrazione dei diversi elementi presenti nelle acque imbottigliate per la vendita deve rimanere pressoché costante nel tempo, entro limiti di tolleranza definiti dalla normativa vigente. I prelievi periodici servono a verificare anche questo».
Ogni quanto venivano svolti i controlli? Come e dove venivano fatti?
«Tutte le acque minerali vengono campionate, ai fini del mantenimento dell’autorizzazione regionale, almeno quattro volte all’anno, una volta ogni stagione. I campioni venivano raccolti con l’assistenza del Servizio Igiene degli alimenti e della nutrizione della Asl e analizzati dall’Istituto zooprofilattico. I risultati venivano poi comunicati anche al Sian. A questo si aggiunge un’ulteriore attività di analisi, i cui risultati vengono inviati al solo Ministero della Salute».
Che distanza c’è tra la sorgente e l’impianto di imbottigliamento?
«La distanza tra il “pozzo 3 - Santu Antine” e gli impianti di imbottigliamento è nell’ordine delle decine di metri. Più distanti erano le sorgenti. È però evidente che l’acqua prelevata proviene da una falda molto più estesa, che non coincide con la sola area occupata dallo stabilimento».
I sardi affezionati all’acqua San Martino che l’hanno bevuta per decenni possono stare tranquilli?
«Rispetto alle temute ripercussioni sulla salute derivanti dall’aver bevuto l’acqua San Martino, direi di sì. Non sarebbe corretto dire che non siano mai state rilevate problematiche. Posso dire che la Asl di Sassari ha sempre messo in campo ogni strumento necessario per garantire la salute dei consumatori».
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