Sassari, ospedali vicini al collasso: «Barelle al posto dei letti». I medici chiedono scusa ai pazienti – Cosa succede
Aou: i sindacati confermano due giornate di sciopero
Sassari «Il nostro è uno di quei reparti che non può lasciare fuori le persone. Anche se le deve mettere su una barella. Ma ormai passo il mio tempo a chiedere scusa ai pazienti, per come siamo costretti a trattarli». Ha l’aria stanca il cardiologo dell’Aou mentre segue l’assemblea dedicata allo sciopero generale dell’8 e 9 ottobre. Troppe le ore in più, i turni tirati, i pazienti da sistemare dove capita. E un “fuoco” che giorno dopo giorno si spegne. «In Unità coronarica arriviamo regolarmente a 14-16 pazienti, con tre o quattro barelle. Dovrebbero essere attaccati al monitor, li mettiamo davanti agli armadi. Se succede un’emergenza siamo terrorizzati dal fatto di non avere neppure lo spazio per portare il defibrillatore. C’è gente che viene spogliata in corridoio. C’è chi ha le piaghe da decubito. Così è troppo, e viene voglia di scappare».
Parla piano, mentre sul palco si alternano le voci che raccontano storie simili, fatte di passione e frustrazione, rabbia e paura. Storie comuni a tutto il capo di sopra dell’isola: Nuoro, Oristano, Alghero, Ozieri, Olbia, Tempio, La Maddalena. Con una rete per acuti piena di falle che non può essere sostituita da case e ospedali di comunità, ben lontani dalla piena operatività. Un sistema in affanno che finisce per scaricare una pressione crescente sull’hub sassarese, che sta per scoppiare.
Lo raccontano bene le facce stanche e tirate presenti all’assemblea convocata nell’aula magna Barbieri della facoltà di Agraria, dove sindacati del comparto, Rsu e sigle della dirigenza medica e sanitaria hanno riunito il personale per preparare le due, confermatissime, giornate di sciopero.
Le ragioni della protesta sono note: sovraffollamento, carenza di personale, turni sempre più pesanti, posti letto insufficienti e una pressione crescente sull’ospedale sassarese. Secondo i sindacati l’Aou continua ad assorbire pazienti non soltanto dal Sassarese ma da tutto il Nord Sardegna, dal Nuorese e in parte dall’Oristanese, mentre negli altri presidi mancano posti per acuti o intere specialità faticano a rispondere alla domanda. E la carenza di posti si traduce in barelle nei corridoi, stabilmente una decina a reparto, che possono arrivare a venti nelle situazioni più difficili.
E gli organici non reggono più. In alcune realtà le carenze, su piante organiche già insufficienti, arrivano al 40 per cento. In Neonatologia mancano almeno dieci professionisti. Pediatria regge grazie agli specializzandi. Tra i tecnici di radiologia, a fronte di una dotazione indicata in poco più di cento unità, quelli in servizio sono meno della metà. Criticità vengono segnalate anche in Neuropsichiatria infantile, Neurologia, nelle Medicine e al Pronto soccorso. E fioccano le dimissioni.
Il risultato è un ospedale che va avanti facendo leva sulle ore in più di chi resta. Lo stesso cardiologo racconta di aver accumulato negli anni circa 1.200 ore di esubero orario, non pagabili ma teoricamente recuperabili. Paradossalmente, dopo un ricalcolo, una parte di quelle ore non sarebbe più stata riconosciuta. Ma poco cambia, visto che da dicembre ne ha già accumulate altre 150. «Il problema è che continuiamo a lavorare oltre perché i pazienti non li puoi lasciare lì. Ma così diventa tutto normale. E normale non è».
La vertenza, però, non si ferma agli organici. C’è anche un capitolo economico e contrattuale che i sindacati considerano decisivo, perché incide sulla permanenza del personale e sulla capacità dell’Aou di attrarre nuovi professionisti.
Per il comparto restano aperte le questioni dei Dep 2024 e 2025, della produttività, del salario accessorio e degli altri istituti della contrattazione decentrata. Dentro ci sono progressioni economiche, premialità, indennità, organizzazione dell’orario di lavoro, straordinari, prestazioni aggiuntive, buoni pasto e incentivi tecnici. Nel documento diffuso dopo l’assemblea le organizzazioni ricordano che su molte di queste voci «da anni ormai si attendono risposte».
Per la dirigenza sanitaria restano aperti il riconoscimento delle ore aggiuntive, i premi di risultato 2023, 2024 e 2025, i ritardi nel riconoscimento dell’anzianità utile per l’indennità di esclusività e nell’assegnazione degli incarichi professionali e gestionali vacanti.
Il punto è che le due cose ormai si tengono insieme.
Organici ridotti significano turni più pesanti e più ore da accumulare. Ore che poi diventano difficili da recuperare o da vedersi riconoscere. Condizioni di lavoro peggiori significano nuove dimissioni e maggiore difficoltà a trovare chi prende il posto di chi se ne va. E questo malessere diffuso dei lavoratori, come dice esplicitamente il documento conclusivo dei sindacati, ha effetti inevitabili sulla sicurezza e sulla qualità dell’assistenza. «A Sassari – spiegano sconsolati – nessuno vuole più venire a lavorare e, se può, nemmeno a curarsi».
L’8 la vertenza arriverà direttamente davanti alla Regione. Le organizzazioni sindacali chiederanno un incontro alla presidente Alessandra Todde, anche nella sua funzione di assessora alla Sanità ad interim. Il 9 ottobre, alle 10, la protesta tornerà a Sassari con un’assemblea aperta davanti alla direzione generale dell’Aou in viale San Pietro.
Dopo lo sciopero del 29 maggio, lavoratori e sindacati sostengono che non sia arrivato quel cambio di passo che chiedevano. «I problemi sono rimasti. A essere finita è la pazienza».
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