Pranzo di Sardara in pieno Covid: ci sono 4 condanne – I nomi
Al vaglio della Procura anche l’ipotesi di falso di uno degli imputati
Cagliari A oltre cinque anni da quella tavola apparecchiata in piena zona arancione, il famigerato “Pranzo di Sardara” finito sotto i riflettori della procura della Repubblica arriva al primo vero punto fermo giudiziario. Oggi primo ottobre, il Tribunale di Cagliari ha condannato i quattro imputati rimasti al processo nato dall’inchiesta sul banchetto clandestino, ricostruendo in aula una vicenda che aveva intrecciato norme anti-Covid, rapporti istituzionali e presunte versioni costruite per giustificare la presenza di alcuni partecipanti.
La Seconda sezione penale ha inflitto un anno e sei mesi, con pena sospesa, al colonnello Marco Granari, all’epoca comandante del 151esimo Reggimento della Brigata Sassari, e la stessa pena al suo allora aiutante, il tenente colonnello Mario Piras. Otto mesi sono stati invece inflitti a Umberto Oppus, oggi sindaco di Mandas e all’epoca direttore generale dell’assessorato regionale agli Enti locali, e a Giovanni Corona, responsabile della struttura termale di Sardara che aveva ospitato il pranzo.
La sentenza chiude così, almeno in primo grado, il procedimento nato da quella riunione del 7 aprile 2021, quando la Sardegna era sottoposta alle restrizioni della zona arancione. Nel ristorante delle Terme di Sardara si erano ritrovate circa quaranta persone, tra esponenti delle istituzioni, amministratori, dirigenti sanitari e militari. L'arrivo della guardia di finanza aveva interrotto il banchetto e provocato il fuggi fuggi di molti dei presenti.
Al centro dell’inchiesta erano finite soprattutto le modalità con cui sarebbe stata successivamente giustificata la presenza di Granari. Il colonnello era accusato di peculato, in relazione all’utilizzo dell’auto di servizio, e di falsi. Piras doveva invece rispondere di alcune contestazioni di falso. Per Oppus e Corona l’accusa aveva ipotizzato il favoreggiamento, sostenendo che avessero contribuito a sostenere una ricostruzione concordata sulla ragione della partecipazione del comandante del 151esimo.
Il fascicolo del sostituto procuratore Pilia
La vicenda giudiziaria aveva preso forma anche attraverso i contenuti delle comunicazioni rinvenute nello smartphone di Granari. Secondo la ricostruzione della Procura, dopo il pranzo sarebbe stata predisposta una spiegazione alternativa: la presenza dell’ufficiale a Sardara avrebbe dovuto apparire legata a un'attività istituzionale, in particolare alla definizione di un progetto sul treno storico della Brigata Sassari, anziché alla partecipazione al banchetto.
Nel procedimento era comparso anche il caporalmaggiore Davide Concas, inizialmente accusato insieme agli altri. Il gup lo aveva però prosciolto, escludendo la sua responsabilità penale e ritenendo che il suo ruolo fosse riconducibile a quello di autista che aveva eseguito gli ordini ricevuti. Il processo era quindi proseguito nei confronti dei quattro imputati oggi condannati.
Il collegio, presieduto dal giudice Giovanni Massidda, con Roberto Cau e Luisa Rosetti a latere, ha inoltre disposto la trasmissione degli atti alla Procura nei confronti di Oppus e Corona per valutare un'ulteriore ipotesi di falso commesso dal privato in un atto pubblico. Saranno le motivazioni della sentenza, attese entro 90 giorni, a chiarire le ragioni di questa ulteriore decisione. Oppus annuncia che farà ricorso in appello.
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