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Navigantes conquista Sant’Antioco: sull’isola va in scena la grande festa dell’identità – VIDEO

di Ilenia Mura
Navigantes conquista Sant’Antioco: sull’isola va in scena la grande festa dell’identità – VIDEO

Dopo le tappe di Barcellona, Bonifacio e Carloforte, la manifestazione promossa dalla Fondazione Maria Carta è arrivata alla sua quarta edizione

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Sant’Antioco Benvenuti a Sant’Antioco, paese del pellegrinaggio e da ieri anche dei Navigantes. Alle 10.30 la vice sindaca del borgo tabarchino Betty Di Bernardo passa il testimone al collega Ignazio Locci, così la grande festa dell’identità – promossa dalla Fondazione Maria Carta – è andata in scena fra vicoli e piazze di Sant’Antioco diventati l’immenso palcoscenico della Sardegna, rappresentata dalla straordinaria carovana “pacifica” dei gruppi folk, oltre una cinquantina, arrivati da più parti dell’isola per abbracciare simbolicamente quelli di Sant’Antioco.

Da Tempio a Teulada. Da Elmas ad Assemini, Iglesias, Oristano, Bitti e così via. In prima fila – a sfilare con centinaia di figuranti, musicisti e custodi della tradizione – i sindaci con la fascia tricolore: Monti, Villaperuccio, Elmas, Nuxis, Piscinas, Sant’Anna Arresi, Teulada, Villamassargia.

La mattinata comincia con una breve presentazione, il racconto della manifestazione, lo scambio dei doni simbolo (Locci regala il libro sull’abito tradizionale di Sant’Antioco), al suo fianco, il collega di Siligo, porta in dono la maglia numero 10 della squadra del suo paese: «Bellissima», esulta Locci che la mostra alla platea di spettatori, fra turisti, giornalisti e concittadini. Baci e abbracci poi la quarta edizione di Navigantes, con “La carovana dell’identità” scende in piazza.

Per abbracciare i gruppi folk di Sant’Antioco sono arrivati da tutta la Sardegna: «Noi da Tempio, circa tre ore e mezzo di viaggio, è sempre una festa partecipare a Navigantes». L’abito che sfila è quello festoso, dai colori rossi, accesi, a differenza della variante più celebre e iconica, caratterizzata da una rigorosa predominanza del nero.

Il gruppo folk del nord Sardegna è numeroso come tutti gli altri, che arrivano da Aggius, Monti, Osilo, Ossi, Siligo, Sennori, Marrubiu, Iglesias e Oristano, Nuoro, Sassari e Porto Torres. L’elenco è lungo: «Noi siamo di Capoterra», precisa Maria, che indossa i gioielli della tradizione, in oro: «Oggi sfiliamo con l’abito da cerimonia».

Non è la prima volta: «Abbiamo avuto il privilegio di partecipare all’edizione di Barcellona, ed è stata una manifestazione eccellente. Navigantes ti permette di vedere tutti i colori degli abiti tradizionali della Sardegna e questo per noi sardi è una grande soddisfazione».

Il fascino arcaico dei Mamuthones e Issohadores di Mamoiada accompagnati dal ritmo incalzante dei Tamburini e trombettieri di Oristano fa parte della grande carovana dell’identità.

Così come i Tenores di Bitti e la cantante di Bolotana, Maria Giovanna Cherchi, che regalano momenti di grande pathos dal palco della piazza della cattedrale di Sant’Antioco, che si affaccia in piazza De Gasperi.

Il giornalista Giacomo Mameli fa gli onori di casa, la platea scatta selfie, registra video: «Che emozione, non avevo mai visto tanti abiti tradizionali tutti insieme», spiega una turista che dice di trascorrere le vacanze nell’isola da oltre 20 anni.

Poco distante, il piccolo Alessandro di Posada, del gruppo folk di Bitti, suona l’organetto: «Fra poco ci esibiamo anche noi, mentre i giovani sono in Cina, stanno partecipando ad un festival internazionale», dice Dino Ruiu, voce dei Tenores. Sul palco ci sono i Cantores Sa Tempesta, il giovane gruppo di Sant’Antioco che strappa i primi applausi con un brano dedicato al patrono della Sardegna. 

Alle 13 il ballo tondo coinvolge tutti, la grande festa si chiude col brindisi e un arrivederci alla prossima tappa, per ora ignota. 

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