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Internet veloce in Sardegna, ecco chi resta indietro: la mappa della fibra comune per comune

Internet veloce in Sardegna, ecco chi resta indietro: la mappa della fibra comune per comune

Tempio all’11%, Golfo Aranci al 19%: i divari penalizzano anche le località turistiche, mentre alcuni piccoli borghi sono già interamente cablati

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Sassari La media regionale dice 88%, cinque punti sopra la media italiana. Ma basta scorrere i dati comune per comune per scoprire un’altra Sardegna. E ancora si usa il doppino telefonico in rame. Oppure in alcuni casi internet è arrivato solo in qualche strada. Fino a qualche anno fa, la rete era composta per intero da cavi in rame, e le prestazioni variavano a seconda delle condizioni meteorologiche, delle temperature esterne e delle distanze geografiche. Più un’abitazione era lontana dalla centrale o dai cabinati, più il segnale perdeva potenza lungo il percorso. Con l’avvento della banda ultra larga, tutta o parte di questa rete è stata cablata in fibra ottica per migliorarne le prestazioni. In alcune zone l’intero collegamento dalla centrale a casa viaggia su fibra ottica, in altre la fibra è limitata alla tratta dalla centrale al cabinato.

La zona più scoperta, per quanto riguarda l’Ftth (la fibra in casa), è l’Oristanese interno. Nel Barigadu, nel Guilcer e in Marmilla ci sono 24 paesi in cui la fibra non raggiunge neppure un'abitazione: da Busachi a Neoneli, da Sedilo a Sorradile, da Ulà Tirso a Tadasuni, fino a Morgongiori e Villa Verde. Vicino alla costa la situazione non è molto migliore. Arborea è al 10%, Santa Giusta al 26%, Cuglieri al 34% e San Vero Milis poco sotto il 40%. Seneghe e Tresnuraghes sono ferme all’1%.

La sorpresa più grande però arriva dalla Gallura, perché qui a restare indietro non sono i borghi ma i centri più noti e anche quelli turistici. Tempio Pausania si ferma all’11% e Calangianus al 6%. Sulla costa, le capitali del turismo sono tutte sotto il 40%: Golfo Aranci al 19%, La Maddalena intorno al 28%, Santa Teresa al 32%, Palau al 37%. Telti è a zero.

Nel Nuorese la mappa è a macchia di leopardo. Galtellì, Irgoli, Loculi e Lodè non hanno ancora la fibra in casa, mentre Orosei e Siniscola sono poco sopra la metà. In Barbagia ci sono paesi confinanti agli estremi opposti. Ovodda è a zero e la vicina Teti quasi al 100%. Tonara si ferma al 2% mentre Desulo, a pochi chilometri, è completamente cablata. Restano a zero anche Olzai, Oniferi, Orotelli, Orune e Lodine, e Macomer supera di poco la metà. Il copione si ripete altrove: centri di servizio rimasti indietro e piccoli paesi già cablati.

In Ogliastra Tortolì è al 52%, mentre Gairo e Loceri sono a zero. Nel Medio Campidano, Sanluri, San Gavino e Villacidro sono tutti tra il 46 e il 51%. Nel Sulcis il caso più vistoso è Portoscuso, al 18%. Alle porte di Cagliari restano indietro Soleminis, San Sperate e Maracalagonis. Nel Sarrabus c’è Castiadas, a zero.

Ma perché proprio i paesi più grandi? Molti di loro avevano già, da anni, la fibra fino all’armadio stradale, quella mista al rame, la cosiddetta Fttc. Per questo sono rimasti fuori dai bandi pubblici successivi, che hanno cablato prima i centri più piccoli. In molti dei comuni a zero i cantieri del Piano Italia a 1 Giga sono aperti, o finiti ma non ancora attivati. Nel frattempo, dove la fibra non arriva, si naviga in genere con la vecchia Adsl.

La rete telefonica In Sardegna i centri urbani, per quanto riguarda il segnale mobile, sono coperti praticamente ovunque, mentre i vuoti si concentrano nelle campagne e nelle zone disabitate. Nelle aree agricole le porzioni di territorio senza alcun segnale sono il triplo della media italiana. Anche le previsioni degli operatori per la fine del 2026 dicono la stessa cosa. Sull’isola resteranno circa 4.600 chilometri quadrati in cui il cellulare non supera i 30 megabit al secondo, un territorio grande quanto la provincia di Oristano messa insieme a un pezzo del Medio Campidano. Di questi, solo 27 chilometri quadrati sono in area urbana. Il resto è campagna, il 26%, e zone non abitate, il 73%. È lì che lavorano pastori, agricoltori e operai dei cantieri, e che passano per strade e sentieri.

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