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Lo Stato si riprende 152 milioni: in Sardegna a rischio le opere pubbliche

Lo Stato si riprende 152 milioni: in Sardegna a rischio le opere pubbliche

Nella manovra il «definanziamento» dalle casse regionali

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Sassari Prossima legge di bilancio, Stato 152, Regione zero. Il Parlamento dovrà fare le sue valutazioni e proporre modifiche alla manovra approvata dal consiglio dei ministri. Capire dove limare (i tagli all’istruzione già stridono) o stravolgere (difficile accada) il testo che entro fine anno diventerà legge. La manovra da 26 miliardi di euro però conterà su un bottino ricco che arriva dalla Sardegna. Ben 152 milioni di euro sono pronti a passare dalle casse della Regione dritti dritti a quelli dello Stato.

È quello che prevede la manovra promossa dal governo Meloni ed è una montagna pronta a franare sugli investimenti pubblici dei prossimi tre anni nell’isola.

Nella sezione «definanziamenti» della relazione tecnica che accompagna la prossima legge di bilancio sono elencate voci di denaro dapprima destinato o programmato per azioni che invece a questo giro i ministeri hanno barrato con la penna rossa. Tra le tabelle dei definanziamenti compare una voce preoccupante: «Somme aggiuntive da trasferire alla Regione Sardegna per spese di investimento in base all’accordo del 7 novembre 2019». Somme che non verranno trasferite, ma che lo Stato sulla carta si è già ripreso per destinarle altrove. La riduzione, indicata direttamente dal ministero dell’Economia e delle finanze, ammonta a 151.974.024 euro, che saranno sfilati in due momenti. Poco meno di 65 milioni nel 2028 e 87 milioni nel 2029.

Una perdita che rischia di incidere su progetti in corso o in programma dagli assessorati regionali. I 152 milioni di euro riguardano risorse già previste per investimenti su strade, scuole, strutture sanitarie, patrimonio culturale, residenze universitarie e prevenzione del rischio idraulico e idrogeologico. Settori strategici e in alcuni casi prioritari per la programmazione della Sardegna. Il taglio a nove zeri, che potrebbe essere legato a soldi per opere pubbliche non impegnate nei tempi previsti, appare come irreversibile. Non sono indicate restituzioni nei prossimi anni né una misura compensativa.

Adesso resta da capire quali saranno le reazioni a Cagliari, se la sottrazione di fondi arriva come un fulmine a ciel sereno per presidente e giunta o se gli uffici tecnici ne erano già al corrente. In questi anni diversi accordi finanziari tra Stato e Regione fanno riferimento proprio a quel documento sottoscritto il 7 novembre 2019 durante la giunta Psd’Az-Lega con Christian Solinas presidente. A Roma si strinsero le mani ili viceministro all’Economia Antonio Misiani, il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia, l’ex governatore sardo e l’allora assessore regionale al bilancio Giuseppe Fasolino. Un accordo definito «storico», da 2,1 miliardi di euro, da trasferire nelle casse della Sardegna tra il 2020 e il 2033. Somme tributarie trattenute in eccesso e da restituire all’isola. Un anno fa la Regione ufficializzava un maxi accordo aggiuntivo con il governo che poneva fine alla lunga vertenza sulle entrate fiscali con un ritorno di 1,4 miliardi di euro.

In materia di patti bilaterali, in un testo pubblicato sul sito della Camera a gennaio 2026 si legge un passaggio-chiave: «Viene inoltre disciplinata la possibilità da parte dello Stato di modificare unilateralmente il contributo, con norma analoga a quella concordata con le altre autonomie speciali». Conti da rifare.

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