Bonus nido e baby sitter per gli autonomi: come funziona il voucher, a quanto ammonta e quando conviene
Il beneficio dovrebbe essere introdotto per il triennio 2027-2029
Un contributo fino a 500 euro al mese per aiutare i lavoratori autonomi a sostenere le spese di asilo nido e baby-sitting dopo la nascita di un figlio. È la nuova misura sperimentale inserita nel disegno di Legge di Bilancio 2027, destinata a commercianti, artigiani, coltivatori diretti e liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata Inps. Il beneficio dovrebbe essere introdotto per il triennio 2027-2029 e punta a offrire un sostegno concreto a chi, lavorando in proprio, spesso non può permettersi di interrompere la propria attività per occuparsi dei figli.
Voucher da 500 euro: requisiti e durata
Il contributo potrà arrivare a un massimo di 500 euro mensili per nucleo familiare e sarà utilizzabile per non più di tre mesi complessivi. Le somme potranno essere destinate al pagamento di asili nido, micro-nidi e servizi di baby-sitting. La richiesta dovrà essere presentata dal nucleo familiare e il beneficio dovrà essere utilizzato entro gli 11 mesi successivi alla maternità o paternità.
Potranno accedere alla misura:
- commercianti;
- artigiani;
- coltivatori diretti;
- liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata Inps.
Le modalità operative e le procedure per presentare la domanda dovranno essere definite dai successivi provvedimenti attuativi.
Voucher o congedo parentale: bisogna scegliere
Il nuovo contributo non potrà essere utilizzato contemporaneamente al congedo parentale indennizzato nello stesso periodo. I due strumenti sono infatti alternativi e il genitore dovrà valutare quale soluzione sia economicamente più conveniente. Per i lavoratori autonomi il congedo parentale prevede un'indennità pari al 30% della retribuzione giornaliera convenzionale, nel caso di artigiani, commercianti e coltivatori diretti. Per gli iscritti alla Gestione Separata, invece, il calcolo avviene sulla base del 30% del reddito medio giornaliero dei due anni precedenti. Si tratta di importi che possono risultare contenuti, soprattutto per chi ha redditi medio-bassi e non dispone di altre entrate durante l'astensione dal lavoro.
Quando conviene il contributo da 500 euro
La convenienza dipende principalmente dal reddito del lavoratore. Per gli autonomi con guadagni medio-bassi, il voucher potrebbe risultare più vantaggioso rispetto all'indennità di congedo, garantendo fino a 500 euro mensili per le spese di assistenza al bambino. Il contributo presenta inoltre un vantaggio pratico: permette di continuare a lavorare, sostenendo almeno in parte i costi necessari per affidare il figlio a un servizio di assistenza. Per i professionisti iscritti alla Gestione Separata con redditi più elevati, invece, il congedo parentale potrebbe garantire un'indennità superiore. In questi casi la scelta dipenderà anche dalla necessità di interrompere temporaneamente l'attività professionale.
Possibile utilizzare i due benefici in mesi diversi?
Resta da chiarire anche la possibilità di alternare le due misure in periodi differenti. In linea teorica, un genitore potrebbe utilizzare un mese di congedo parentale e ricorrere successivamente al voucher per i restanti due mesi, sempre nel limite complessivo previsto. Non si tratta però di una possibilità ancora definita. La concreta applicazione di questa soluzione dipenderà dalle istruzioni dell'Inps e dai decreti attuativi, che dovranno stabilire le modalità di accesso e di utilizzo del nuovo contributo.
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