Una mega villa dal rudere in vendita a 5,5 milioni, la sindaca di Stintino: «Non si può demolire del tutto, ma non è un’altra Cala Finanza»
L’ex albergo mai completato di Cala dei Rosmarini è sul mercato, ma un terzo dell’edificio dovrà essere buttato giù e ogni intervento dovrà ottenere il via libera del Comune
Stintino Quel che resta di un’ambiziosa lottizzazione nata negli Anni Ottanta è un ecomostro a Cala dei Rosmarini che il Comune non è riuscito a buttare giù e chi invece se l’è trovato ancora sul groppone ha messo in vendita alla modica cifra di cinque milioni e mezzo di euro. Con la prospettiva per l’acquirente di realizzare una villa da sogno non prima di aver proceduto a una ulteriore demolizione e aver trattato con l’amministrazione comunale, per niente tenera su questo versante, ogni singolo passaggio del progetto. E lo scenario più probabile, a questo punto, è che tutto resti così com’è ancora per diverso tempo.
«Quel rudere doveva essere la punta di diamante di una lottizzazione risalente a circa quarant’anni fa – spiega la sindaca Rita Vallebella – e che nel tempo ha conosciuto una serie di controversie giudiziarie. Alla fine il Consiglio di Stato ci ha dato ragione chiudendo definitivamente la controversia. Detto questo, eviterei di fare paragoni con quello che sta succedendo a Cala Finanza perché questa storia è completamente diversa. Chi acquisterà la proprietà potrà sicuramente costruire una grande villa con un panorama meraviglioso, non di più. E visto che come Comune siamo molto attenti all’ambiente, state sicuri il progetto dovrà essere concordato in tutti i particolari».
A rilasciare le prime autorizzazioni era stato addirittura il Comune di Sassari, visto che si parla del 1985 e Stintino è diventato Comune autonomo tre anni dopo. L’idea originaria era quella di far sorgere praticamente sul mare un hotel specializzato in talassoterapia. I lavori sono cominciati negli anni Novanta e non sono mai andati avanti, mentre nel 2015 il Comune di Stintino ha adottato il Puc all’interno del quale l’amministrazione comunale guidata all’epoca da Antonio Diana ha inserito una sorta di colpo di spugna edilizio, in linea con le direttive regionali: 127mila metri cubi cancellati. Nel frattempo i lavori avviati da alcuni imprenditori sassaresi si sono arenati tra qualche autorizzazione scaduta, crisi aziendali e anche abusi edilizi accertati su una parte dell’edificio.
L’ultimo capitolo l’ha scritto il contenzioso amministrativo tra il Comune e la Regione da una parte e dall’altra una società immobiliare modenese che, in qualità di proprietaria, ha sempre sostenuto di essere stata danneggiata da tutta una serie di atti amministrativi, in primis il Puc. Contenzioso cruciale: se quella società avesse vinto, avrebbe anche avuto in teoria il via libera a edificare, poiché in possesso di vecchie autorizzazioni edilizie che avrebbero ritrovato validità. Ma sia il Tar sia il Consiglio di Stato hanno dato ragione al Comune di Stintino e alla Regione.
Resta adesso il nodo di che cosa potrà succedere in uno degli angoli più suggestivi della costa di Stintino, due chilometri prima del paese. E la sindaca ha le idee estremamente chiare: «Ci sono degli abusi edilizi accertati, quindi un terzo circa di quel complesso andrà buttato giù – spiega –. Il resto della volumetria è autorizzato, non possiamo fargli fare la fine di quelle villette che avevamo demolito a suo tempo, però siamo ancora all’anno zero. Nel senso che c’è un progetto presentato ma dobbiamo ancora esaminarlo bene e tutto dovrà essere concordato. L’annuncio immobiliare? A mio parere hanno deciso di mettere in vendita quella struttura e hanno cercato di “incipriare” il tutto. Alla fine chi dovesse acquistare quel rudere e dovesse avere i soldi, tanti, potrà sicuramente realizzare un “villone” con un panorama unico al mondo, ma chi fa accostamenti con la vicenda di Cala Finanza è totalmente fuori strada».
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