Sassari, ritrovata la Suzuki che ha travolto e ucciso Massimo Oggiano: il motociclista ha le ore contate
La moto abbandonata vicino all’istituto Industriali porta i segni dello schianto. Gli investigatori conoscono l’identità dell’uomo ricercato
Sassari La moto è stata ritrovata. Il nome del proprietario è noto. Gli investigatori sanno chi stanno cercando, conoscono il suo volto, la sua identità, le sue abitudini. Manca soltanto lui. L’uomo che domenica sera ha travolto e ucciso Massimo Oggiano, 54 anni, sulle strisce pedonali di via Rockefeller, per poi fuggire lasciandolo sull’asfalto, si sente braccato. Ha spento il telefono, ha interrotto ogni contatto, è sparito. Anche i familiari non rispondono alle chiamate. Un silenzio che complica le ricerche e alimenta il sospetto che qualcuno lo stia aiutando a nascondersi. Ma più passano le ore, più la sua fuga somiglia a un vicolo cieco. La novità è arrivata durante la notte, quando gli agenti della polizia locale di Sassari hanno ritrovato la motocicletta utilizzata nell'investimento. È una Suzuki V-Strom 650, abbandonata nei pressi dell'istituto Industriali, non troppo lontano dall'abitazione del proprietario. Porta ancora i segni dello schianto. È un ulteriore indizio.
Così la caccia all'uomo si è trasformata in un lento, inesorabile accerchiamento. Del resto, sin dall'inizio è stata una fuga scomposta, una successione di gesti dettati dal panico, dalla paura, forse dall'illusione di poter rimettere indietro le lancette dell'orologio. Nelle ore successive all'investimento sarebbe partita una telefonata alle forze dell'ordine. A chiamare sarebbe stato lo stesso motociclista, oppure qualcuno che si trovava al suo fianco. La prima versione sarebbe stata quella di un furto: qualcuno gli aveva rubato la moto. Un tentativo maldestro di costruirsi un alibi, subito naufragato. Perché nel corso della stessa conversazione sarebbe arrivata la ritrattazione, con l'ammissione del coinvolgimento nell'incidente. L'uomo avrebbe anche annunciato che si sarebbe recato in ospedale per farsi medicare le ferite riportate nella caduta. Ma al pronto soccorso non è mai arrivato. Poi più nulla. Il telefono spento. Nessuna risposta. Nessuna traccia. Intanto il tempo lavora contro di lui. Sul piano giudiziario si profila l'accusa di omicidio stradale, aggravato dalla fuga, oltre alle possibili contestazioni per l'omissione di soccorso. Il codice penale, per l'omicidio stradale con fuga del conducente, prevede un aumento della pena da un terzo a due terzi e una reclusione non inferiore a cinque anni. Saranno gli accertamenti a definire il quadro delle responsabilità. Ma una cosa è certa: fuggire non cancella il reato. E il silenzio non riporta indietro il tempo. Soprattutto non cancella gli ultimi istanti di Massimo Oggiano. Stava tornando a casa, in via Parigi, come ogni sera.
Aveva imboccato le strisce pedonali davanti all'Accademia del Tennis quando la motocicletta lo ha investito con una violenza spaventosa. Il corpo trascinato per trenta metri, la Suzuki che continua a strisciare sull'asfalto per altri trenta. Sessanta metri di morte. Una scarpa da tennis rimasta in mezzo alla carreggiata, i frammenti sparsi sull'asfalto, le finestre delle case popolari che si aprono dopo il rumore della frenata. E poi quella scena raccontata dai testimoni. Il motociclista che si avvicina al corpo, si china, guarda. Si toglie il casco, porta le mani alla testa, comincia a gridare. Corre avanti e indietro, senza sapere cosa fare. Infine rialza la moto e la spinge via, oltre la rotatoria dei carabinieri, lasciandosi alle spalle un uomo senza vita. Gli agenti della polizia locale continuano a cercarlo, mentre cresce la possibilità che sia lo stesso motociclista, ormai consapevole di non avere vie d'uscita, a decidere di presentarsi spontaneamente. Una scelta che potrebbe arrivare nelle prossime ore. La protezione o l'omertà di queste ore possono solo rinviare di poco l'inevitabile. Sentendosi le spalle al muro e con le forze dell'ordine a un passo dal rintracciarlo, per l'investitore le ore sono ormai contate: la via della costituzione resta l'unica strada percorribile prima che siano gli agenti a stringergli le manette ai polsi.
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