La Nuova Sardegna

Infettivologo Rusconi: "Il paziente va seguito a 360 gradi"

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Milano, 10 set. (Adnkronos) - “Negli ultimi anni, e in particolare nell'ultimo decennio, c'è stata una vera e propria evoluzione dei concetti di terapia e percorso di cura del paziente con Hiv. Il primo rimane un caposaldo, una conditio sine qua non affinché si verifichi la soppressione virologica dell'Hiv. Il percorso terapeutico si basa sulla combinazione di due, tre o più farmaci, laddove le condizioni cliniche lo richiedano, per colpire un bersaglio specifico che nel nostro caso è il virus. Aderire alla terapia significa presentarsi alle visite e assumere i farmaci in modo regolare, secondo gli orari concordati con il medico. Il percorso di cura complessivo, invece, abbraccia l'intera vita della persona con Hiv secondo un approccio olistico: il paziente non è il suo virus e non è la pillola che assume, ma è un individuo che nel tempo invecchia e che può riscontrare problematiche sociali, lavorative o di altro genere. Deve quindi essere considerato nella sua interezza. Questo è ciò che sia gli infettivologi con più esperienza sia le nuove leve devono imparare a gestire, per garantire una presa in carico del paziente a 360 gradi”. Lo ha detto Stefano Rusconi, primario di Malattie Infettive dell’ospedale civile di Legnano e professore di Malattie infettive università degli studi di Milano, partecipando a Milano alla presentazione di “Aderenza in Hiv”, la nuova sezione del sito ViiV Healthcare dedicata alla continuità di cura per fornire a clinici e persone con HIV uno spazio di approfondimento che coniuga raccomandazioni internazionali, evidenze scientifiche e percezioni reali di medici e pazienti. “L'approccio vincente – prosegue Rusconi – si fonda senz'altro sull'empatia che il medico deve mostrare verso chi ha davanti, unita a un aggiornamento scientifico rigoroso. Si può essere persone estremamente umane e dedicate, ma se non ci si aggiorna, non si seguono i congressi, non si leggono articoli scientifici e non ci si confronta con i colleghi, viene meno il valore del rapporto professionale”. Diventa così fondamentale il dialogo professionale “focalizzato sulla reale qualità di vita della persona. Spesso, infatti, un calo dell'aderenza alle cure o alla terapia è il campanello d'allarme di disagi più profondi che mettono a rischio la salute globale del paziente. L'obiettivo fondamentale è quindi imparare a mettere al centro la persona nella sua totalità, anziché focalizzarsi esclusivamente sulla pillola o sul virus”, conclude Rusconi.

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