Langella promuove il Cagliari: «Una partenza straordinaria»
L’ex bomber rossoblù esamina l’inizio di stagione ed elogia Pisacane: «Sta facendo un gran lavoro. Romano e Maldini meritano l’azzurro»
Cagliari Antonio Langella, classe 1977, in questa intervista parla della sua carriera, della Nazionale e del Cagliari, il suo e quello di oggi. All’epoca in cui giocava la tifoseria cagliaritana gli aveva affibiato il soprannome “Arrogutottu”, spacco tutto. Un nomignolo meritato che da l’idea di come il calciatore nato in Campania, ma che ha sempre vissuto in Sardegna, desse tutto in campo: «All’inizio non sapevo che quel nome e pensavo fosse destinato a qualcun altro. Quando ho capito che era rivolto a me, mi ha fatto molto piacere. L’affetto dei tifosi è stato sempre grande e per questo li porto nel cuore».
Ora i supporter stanno sognando perché un inizio di campionato così bello, con quattro vittorie nelle prime cinque gare, era inimmaginabile. «È un inizio splendido – commenta l’ex bomber –, sembra di ricordare la stagione in cui allenava Arrigoni perché nessuno si aspettava quei risultati e penso che ora tanto merito spetti a Pisacane. Sta facendo un gran lavoro. Le vittorie sono tutte meritate, ho visto le partite e ho visto di che pasta è fatto questo Cagliari».
Fra i giocatori rossoblù brillano due volti nuovi, Alessandro Romano e Daniel Maldini. Entrambi sono stati convocati in Nazionale dal ct Roberto Mancini: «Meritatamente. Lo stanno dimostrando in tutte le partite sinora disputate in campionato. La chiamata in azzurro è utile perché consente di fare nuove esperienze e continuare a crescere ulteriormente».
La Nazionale è il punto dolente però, visto che non arriva ai Mondiali da tre edizioni: «Sicuramente non c’è più il ricambio di giocatori che c’era tanti anni fa. La sconfitta con il Belgio ha fatto scattare un ulteriore allarme, ma mi sembra che le successive partite abbiano dimostrato che comunque Mancini ha materiale umano in grado di poterci riportare al livello che il nostro calcio merita».
Dopo le stagioni al Castelsardo, è stato lanciato nel calcio professionistico dalla Torres e ha poi assaporato la gioia della serie A e della Nazionale vestendo la maglia del Cagliari. Per questo il rossoblù è il colore del cuore di Antonio Langella: «Seguo sempre Cagliari e Torres e penso che entrambe le squadre possano fare un buon campionato, l’inizio è stato per entrambe incoraggiante». Al Cagliari è legato il periodo migliore sicuramente : «Certamente è così. Ho giocato 136 partite segnando 20 gol fra serie A e B. Venti gol li ho fatti anche con la Torres in C, ma Cagliari mi ha regalato l’emozione più grande con la convocazione in Nazionale». A questo proposito c’è l’aneddoto della prima convocazione, a inizio 2005: «Ero tornato da Cagliari a casa a Porto Torres dopo aver giocato in campionato. La mattina del lunedì mi arrivò una telefonata. Risposi un po’ assonnato e dall’altra parte una voce concitata: “Ciao Antonio, sono Gigi Riva, svelto, vieni a Cagliari, sei stato convocato in Nazionale”. Pensai a uno scherzo e riattaccai bruscamente. Ma Riva, che era il dirigente della Nazionale, chiamò nuovamente e allora riordinando le idee capii che era tutto vero».
L’esordio fu contro la Russia al Sant’Elia nel giorno in cui il Cagliari ritirò la maglia numero 11 di Riva: «Toccai il cielo con un dito. Addirittura sfiorai la rete e sarebbe stato davvero il massimo. In ogni caso avevo realizzato il sogno che avevo da bambino: giocare in maglia azzurra». Dopo quella altre due presenze, una a New York: «Contro l’Ecuador finì 1-1 e io nel secondo tempo mi procurai un rigore subendo fallo dal portiere. Avrei dovuto tirare io dal dischetto, ma Lucarelli non volle sentire ragioni e si prese il pallone, poi però si fece parare il tiro».
Non c’è comunque solo il Cagliari nella storia della serie A di Langella, ma anche Atalanta, Chievo e Bari: «Sicuramente l’annata migliore fu il 2007-08 con l’Atalanta visto che segnai otto reti. Non volevo andar via da Cagliari, perché lo trovavo l’ambiente ideale per me, ma l’allenatore Giampaolo non mi vedeva proprio, così il presidente Cellino mi convinse a cambiare aria e andai a Bergamo in cambio di D’Agostino. Con Delneri a Bergamo feci grandi cose giocando da esterno di centrocampo nel modulo 4-4-2. Tanti gol e tante soddisfazioni e una città che mi chiama ancora quando si festeggia la Dea».
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