Veronica Pivetti: «Quanti deliri scritti sulle donne: c'è ancora da combattere contro la misoginia»
L'attrice milanese in Sardegna con il suo "viaggio nell'universo femminile" tra scienza e ironia
Veronica Pivetti porta in scena un evergreen del pensiero reazionario, ma per smontarlo, pezzo per pezzo, parola per parola, e fare una riflessione sulla condizione femminile e sul ruolo della donna nella società. L’attrice milanese, star della commedia e delle serie tv, è la protagonista de “L'inferiorità mentale della donna” di Giovanna Gra, spettacolo tra musica e parole liberamente ispirato al trattato “L’inferiorità mentale della donna” di Paul Julius Moebius, che, sotto le insegne del Cedac, sarà giovedì a Carbonia, venerdì a San Gavino, sabato alle 20.30 a Oristano, domenica alle 21 ad Alghero e lunedì alle 21 a Lanusei.
Il testo di Moebius è molto forte: la molla che l’ha spinta a decidere di portarlo in scena?
«Proprio la forza di cui parla lei è stata la molla! Appena ho letto il libro, un volumetto tanto piccolo quanto dannoso, ho capito che con questo spettacolo avrei avuto la possibilità di raccontare cose che la gente nemmeno si immagina. Esattamente come non le immaginavo io prima di leggerlo. Penso che ragionare insieme con ironia e attenzione chirurgica su una certa mentalità possa essere molto “illuminante”».
Parliamo di un testo del 1900: ci sono molti passaggi attuali nel trattato di Moebius?
«Direi che purtroppo noi respiriamo ancora un’aria “viziata” dai molti, troppi, pregiudizi di gente come Moebius. Naturalmente le enormità che scrive lui (neurologo, quindi medico, il che rende il suo pensiero ancora più grave e pericoloso) non le leggiamo più nei testi “ufficiali”, ma in maniera strisciante (e a volte niente affatto strisciante ma decisamente evidente) permeano ancora il pensiero di alcuni. Certo maschilismo radicale esiste, magari travestito da altro, ma c’è, eccome se c’è».
Tra gli esempi negativi che lei cita nello spettacolo quello che l’ha più fatta riflettere?
«Nello spettacolo cito una tale quantità di paradossi che stilare una classifica è impossibile. Infatti questo spettacolo è un vero e proprio viaggio nei pregiudizi, che noi, in scena, abbiamo reso leggero, ironico, a tratti esilarante, proprio per arrivare ad un pubblico più vasto possibile, cosa che sta succedendo. Ma nel testo si parla di proposte di legge (del 1801) per vietare alle donne di imparare a leggere, si raccontano proverbi che vengono presi come prove scientifiche per certificare la “deficienza mentale della donna”, si parla di dimensioni del cranio che certificano l’incapacità della donna di imparare qualsiasi cosa, e via discorrendo. Mostruosità che, un tempo, personaggi “illustri” hanno teorizzato senza vergogna. E poi ci sono le canzoni che canto in scena (dalle più note del panorama italiano alle più iconiche del panorama internazionale) che orbitano intorno a questi concetti. La musica, che nello spettacolo c’è in grande quantità, rende tutto armonioso, leggero e fruibile. Ma il messaggio è tosto».
Nella sua vita le è capitato di imbattersi in uomini così?
«Uomini come Paul Julius Moebius nella mia vita non avrebbero avuto nemmeno lo spazio di una stretta di mano. Ma di uomini arroccati su posizioni, diciamo, assai poco inclusive e molto chiuse ne ho incontrati a mazzi! E, forse, in gioventù mi sono anche lasciata abbindolare da certi figuri. Ma è da un bel pezzo che so molto bene come farmi rispettare e quali comportamenti non voglio assolutamente assecondare. Infatti vivo molto meglio. Rispetto me stessa ed esigo rispetto dagli altri».
Esistono anche donne che considerano la donna inferiore rispetto all’uomo?
«Spero di no. Spero di no per loro, perché si perdono un’ottima occasione per essere orgogliose di sé».
Nel mondo dello spettacolo c’è ancora molta misoginia?
«La misoginia è dappertutto, perciò è anche lì. Sfacciata, più che evidente. La mia/nostra battaglia contro la misoginia è quotidiana, continua, e così deve essere. Mai abbassare la guardia perché perdere diritti acquisiti con fatica e sacrificio è un rischio sempre dietro l’angolo. E infatti, chi ci pensa mai ad abbassare la guardia? Io no di sicuro! Combatto per me e per chi verrà. Non ho figlie né figli, ma spero che la mia battaglia, per quanto piccola e singola, serva alle generazioni future».