Cappotti e gilet in orbace, la tradizione sarda conquista Filo65 a Milano
A Milano il tessuto simbolo dell’isola grazie ai capi di Bagella 1932 diventa moda contemporanea e sostenibile
Sassari L’orbace, tessuto sardo per eccellenza, torna sotto i riflettori nazionali e internazionali grazie al progetto europeo MARLAINE, approdato alla 65ª edizione di Filo a Milano (11-12 febbraio 2026). In un contesto dedicato a sostenibilità e bioeconomia, la manifestazione ha ospitato capi realizzati in orbace, proposto non come richiamo folkloristico ma come capo moda dal forte fascino identitario. L’iniziativa ha ottenuto un ottimo riscontro, sia dal pubblico sia dalla critica.
All’interno del progetto, il ruolo di Bagella 1932 emerge come presidio di un sapere artigianale capace di trasformare le lane autoctone in “icone di stile senza tempo”. Con 94 anni di attività ininterrotta, Bagella 1932 viene descritta non solo come uno storico nome del commercio sassarese, ma come un punto di riferimento regionale per l’abbigliamento tradizionale. La conduzione di Rinaldo, Michelina e Francesca viene indicata come determinante nel difendere l’identità sarda dal rischio del “semplice folklore”, restituendole invece dignità sartoriale e un respiro di prestigio internazionale.
Il cuore dell’esperienza presentata a Filo65 è stato l’impiego delle “Native Wools” per ottenere un tessuto leggendario, realizzato unicamente in Sardegna: l’orbace. Si tratta di un manufatto di secolare tradizione, ottenuto attraverso un particolare processo di follatura che lo rende robusto e idrorepellente. A Milano è stato il protagonista dei capi esposti, in particolare un cappotto in orbace descritto come un pezzo di arte sartoriale capace di unire la “protezione ancestrale dei pastori” a un taglio contemporaneo, e una serie di gilet pensati per raccontare la versatilità di una lana che, in questa chiave, “non è scarto, ma lusso autentico e sostenibile”.
MARLAINE, progetto 2024-2027 guidato dal CNR IBE, punta a costruire una filiera che parta dall’allevatore e arrivi al consumatore finale. La traiettoria indicata passa per la valorizzazione della lana locale trasformata in orbace di alta qualità, per l’economia circolare che restituisce valore economico a una risorsa del territorio e per l’identità, con l’obiettivo di portare sul mercato globale un prodotto che “nessun altro può replicare”. In questa cornice, l’esperienza di Bagella 1932 viene proposta come dimostrazione di un’idea chiara: la soluzione per il futuro può passare dal recupero del passato.
