Lavorare dopo la pensione si può: ecco i requisiti, le regole, a chi conviene
Fino al 2009 era previsto il divieto di cumulo tra l’assegno e redditi da dipendente o partita Iva
Lavorare dopo la pensione? In linea generale è consentito dopo che, dal 2009, il divieto di cumulo tra pensione e redditi da lavoro è stato eliminato. L’unico requisito richiesto è la cessazione del rapporto di lavoro dipendente prima dell’accesso alla pensione. Permangono tuttavia alcune eccezioni che riguardano determinate pensioni anticipate, per le quali l’attività lavorativa resta vietata fino ai 67 anni e, in specifiche circostanze, l’assegno può essere sospeso o ridotto al superamento di determinate soglie di reddito.
Pensione di vecchiaia: nessun limite
Chi beneficia della pensione di vecchiaia, come spiega il Messaggero, può svolgere un’attività lavorativa senza restrizioni. L’assegno viene percepito al compimento dei 67 anni con almeno 20 anni di contributi, requisiti confermati anche per il 2026. Dal giorno successivo alla decorrenza del trattamento pensionistico è possibile fare un lavoro dipendente, autonomo o occasionale. L’Inps non prevede né sospensioni né riduzioni dell’importo. È quindi possibile sottoscrivere un contratto a tempo indeterminato, determinato o part-time, oppure aprire una partita Iva scegliendo il regime fiscale più adeguato. Le regole si applicano sia a chi è andato in pensione con il sistema retributivo o misto, sia a chi rientra nel contributivo puro.
Pensione anticipata ordinaria
Ottenibile con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, senza requisito anagrafico. Anche in questo caso è consentito il cumulo pieno tra redditi da lavoro e pensione, senza riduzioni e senza obbligo di comunicazione all’Inps.
Quando scatta il divieto di cumulo
La pensione non è cumulabile con redditi da lavoro dipendente o autonomo fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia. Sono coinvolte le pensioni anticipate speciali introdotte negli ultimi anni, tra cui l’Ape Sociale, Quota 103 e la pensione anticipata per lavoratori precoci.
Quota 103
Chi ha scelto Quota 103, con uscita a 62 anni e 41 anni di contributi, non può svolgere attività lavorativa fino ai 67 anni. Il divieto riguarda qualsiasi forma di lavoro, anche all’estero, sia dipendente sia parasubordinato o autonomo. È prevista un’unica eccezione: il lavoro autonomo occasionale entro il limite di 5.000 euro lordi annui. Oltre tale soglia, l’Inps sospende l’assegno per il periodo di produzione dei redditi. Al compimento dei 67 anni il divieto viene meno automaticamente e torna possibile il cumulo integrale.
Pensioni anticipate
Per i lavoratori precoci, che hanno maturato 41 anni di contributi di cui almeno 12 mesi prima dei 19 anni, il divieto è assoluto. Non è consentita alcuna attività lavorativa e non è prevista neppure l’eccezione dei 5.000 euro per il lavoro occasionale.
Ape Sociale
Sono previsti limiti anche per l’Ape Sociale, che richiede almeno 63 anni e 5 mesi di età e 30 o 36 anni di contributi, in base alla categoria di appartenenza. Per chi ha ottenuto la certificazione dal 2024 non è ammesso il cumulo tra reddito da lavoro e pensione fino ai 67 anni. L’unica eccezione riguarda il lavoro autonomo occasionale entro 5.000 euro lordi annui. Chi ha ricevuto la certificazione prima del 2024 continua invece ad applicare i limiti precedenti: fino a 8.000 euro annui da lavoro dipendente e fino a 4.800 euro da lavoro autonomo.
