Drusilla Foer: «Sanremo? Malika eleganzissima. Avevo inviato due brani: bocciati»
Attesa sui palchi di Cagliari e Sassari, la cantante, attrice e autrice si racconta
Drusilla Foer torna in Sardegna con una rilettura moderna del mito di Venere. Diretta da Dimitri Milopulos, la cantante, attrice e autrice sarà il 16 e il17 marzo alle 20.30 al Teatro Massimo di Cagliari per la rassegna Pezzi Unici e mercoledì 18 alle 20.30 al Comunale di Sassari (fuori abbonamento) con la sua “Venere nemica” con la partecipazione di Elena Talenti.
Drusilla, come è la sua Venere?
«È uno spettacolo un po’ abrasivo, come siamo noi toscani, in cui si ride per la sua crudeltà ma ci si commuove anche. Questa dea, millenni fa, ha deciso di lasciare sull’Olimpo i suoi parenti, così immaturi, vendicativi, dai quali in realtà viveva lontano, visto che lei stava in fondo al mare, dentro una conchiglia, per trasferirsi in mezzo agli umani che le piacciono di più. Gli umani sono capaci di amore, di distruzione, di desideri, progetti. Perché abitati da sentimenti focosi. Avendo una vita una sua finitezza, c’è un’urgenza di viverla, perché sai che devi morire».
Dall’Olimpo a Parigi.
«Vive tra gioielli e vestiti Dior con una dama di compagnia, che le fa tornare in mente che in realtà lei è stata tradita dagli uomini, che hanno smesso di credere agli dei per una religione con un solo dio».
Cosa c’è di Drusilla in questa Venere?
«In un certo senso mi somiglia. Lo confesso a lei: da quando ho avuto un po’ di successo dopo Sanremo non so quanto mi appartenga tutta questa ammirazione del pubblico. Non sono così vanitosa come potrebbe sembrare».
Cosa significa per lei salire ogni sera su quel palco?
«Solo l’anno scorso 97 repliche. Questo lavoro va fatto seriamente, che siano 10 persone o 2500 ad ascoltarti, perché intercetti l’umore del pubblico che ogni sera è fatto di persone singole. Ogni sera devi essere al 150 per cento per riuscire a dare il 90. Diciamo che pensavo fosse più facile...».
Nel 2022 è salita sul palco più importante d’Italia: che ricordo ha del suo Sanremo?
«Mi sono divertita. Ci sono andata in maniera del tutto incosciente. Mi dicevano: “non ti fare prendere dal panico”. Ma questo panico non arrivava. Mia mamma mi diceva: “non l’hai chiesto tu di andare, sii te stessa e divertiti”. E così ho fatto. Certo, pensando a quello che avrebbe comportato dopo, non l’avrei fatto così tranquillamente. Ma noi siamo così. Questo è il vantaggio di avere una carriera iniziata con un piede già nella fossa».
Le è piaciuto l’ultimo Sanremo?
«Desidero essere leale con il mio amico conduttore. La prima sera ero molto perplessa, le altre per fortuna avevo da fare e non ho potuto vederlo. Me lo sono goduto dopo che è finito. Tutto sommato ho sentito belle canzoni. Sanremo è un evento che esprime l’Italia che siamo. E quest’anno c’era appunto un po’ meno energia».
Mi dica le canzoni che le sono piaciute.
«Molto Ditonellapiaga: spiritosa, una scrittura interessante. E poi Fulminacci, Serena Brancale, Arisa...».
Sal Da Vinci?
«...mah... sa cosa mi è piaciuto meno? Il fatto che quella col maggiore carisma avesse quasi 80 anni (Patty Pravo, ndr)».
Per citare un suo spettacolo, la più “eleganzissima”?
«Malika Ayane, veramente molto “eleganza”. E aveva anche un pezzo bello. Come quelli della Brancale e di Patty. Si è sofferta un po’ l’assenza di un nuovo cantautorato ben strutturato. Va bene l’hip hop, ma avrei voluto sentire qualche bella canzone. Forse ci voleva qualche artista più vecchiuccia. Magari me...».
Le piacerebbe partecipare al festival?
«Ho mandato due pezzi quest’anno ma non era aria».
Confida in De Martino?
«Ma no, speriamo arrivino altri giovani interessanti».
Ricapitolando, cosa non le è piaciuto?
«Io credo che il festival dovrebbe onorare tanto chi ha dato alla musica. L’omaggio alla mia Ornellina (Vanoni, ndr) è stato un po’ troppo sbrigativo. Ma mi è piaciuta la Pausini: ha saputo tenere il palco. E anche Can Yaman, anche se è stata una stupidata metterlo tutto vestito... Comunque, teniamo conto che Sanremo è passato in un anno in cui ci sono due guerre note e altre meno note. Siamo tutti un po’ turbati. Credo che questa esuberanza in meno fosse giusta, come una signora che va a una cena di beneficenza senza brillanti».
La cosa più bella dopo il suo Sanremo?
«Non abbiamo persistito nella tv, abbiamo accolto l’1 per cento delle richieste. Mi è piaciuto l’Almanacco del giorno dopo, Tutto chiede salvezza, il musical di Frida. E tutto quello che verrà sarà l’esperienza più bella».
Attrice, cantante, conduttrice, scrittrice: cosa vorrebbe aggiungere?
«Serenamente pigra. Vorrei essere di quelle che dicono: quest’anno? Non faccio niente».
Ma tra un film e uno show cosa sceglierebbe?
«Direi al 70 per cento un super show con orchestra e ballerini, al 30 per cento il ruolo in un bel film. Ma mi fanno fatica tutti e due perché, come le ho detto, io sono pigra».
