Tony Hadley e quel concerto all’Acquedotto: «Sono innamorato della Sardegna dal 1987»
L’ex frontman degli Spandau Ballet live a Sassari sabato 9 maggio: «L’isola è una tappa fissa nei miei tour»
La sua voce senza tempo ha attraversato più epoche, mode e generazioni. A 45 anni dall’esordio Tony Hadley continua a essere acclamato in tutto il mondo e ora con il suo tour sbarca di nuovo in Sardegna. Appuntamento al Comunale di Sassari, dove sabato 9 maggio alle 20.30 - anteprima del festival Abbabula - l’ex frontman degli Spandau Ballet, affiancato dalla sua Fabulous TH Band, farà tappa col suo tour “An Englishman in Italy”, in cui eseguirà dal vivo i nuovi brani e i successi che hanno segnato la sua storia artistica.
Mr. Hadley, possiamo dire che ormai lei in Italia è di casa?
«L’Italia per me è importantissima, ci sto molto bene. Vengo qui da più di 45 anni e il rapporto con il pubblico italiano non è mai cambiato, sono grato per questo. Gli italiani hanno una passione speciale, una follia positiva che mi piace moltissimo, sono calorosi, entusiasti, ascoltano davvero. E poi amo tutto dell’Italia: la cultura, il cibo, il vino, il modo di vivere. Ogni volta che torno mi sento il benvenuto».
A Sassari 39 anni dopo il mitico concerto con gli Spandau. Che ricordo ha di quella prima volta in Sardegna?
«Quella volta in Sardegna c’erano più di 20mila persone, è stato incredibile. Sono rimasto affascinato dall’accoglienza del pubblico, che persiste ancora oggi, e dalla bellezza dell’isola che è incredibile, ha degli scenari che tolgono il fiato. Per questo da allora, nei miei tour, la Sardegna è diventata una tappa fissa».
Che effetto fa essere l’icona di una generazione?
«Sono stato fortunato, ho avuto successo negli anni ’80, che sono stati un momento straordinario per la musica e la moda. Il look ha avuto un ruolo significativo nel successo di tante band in quel periodo. L’immagine era parte integrante della musica e ho sempre curato il mio stile. Ho curato molto anche il mio modo di cantare e ho cercato di mantenere intatta la mia voce per tutti questi anni e sono ancora qui. Sono molto grato».
Con Simon LeBon siete amici: vi capita mai di ricordare i tempi della vostra rivalità?
«La rivalità era soprattutto una costruzione dei media. Io sono sempre stato un grande fan dei Duran Duran e con Simon siamo amici da tanti anni. Abbiamo condiviso programmi televisivi, festival, serate e ricordo bene anche Sanremo, quando c’eravamo noi e loro e la gente impazziva. Era una competizione sana, ma dietro le quinte c’erano rispetto e divertimento».
In cosa somiglia e in cosa si differenzia il Tony epoca Spandau e il Tony di oggi?
«Oggi sono più sereno, più consapevole e certamente più attento agli aspetti professionali. Da giovane ti fidi molto, pensi che tutti siano amici, poi impari. Ma l’entusiasmo è lo stesso. Finché avrò voce, continuerò a cantare».
In questo nuovo concerto cosa deve aspettarsi il pubblico?
«Sarà un concerto molto energico, molto rock, con la mia Fabulous TH Band. Ci saranno i grandi brani che il pubblico vuole ascoltare, quelli legati alla mia storia con la mia ex band, gli Spandau Ballet, come True, Gold, Through the Barricades, I’ll Fly for You, ma anche brani della mia carriera solista e qualche cover. Sarà uno show completo, dove si canta, ci si emoziona e ci si diverte. Voglio che il pubblico esca con il sorriso».
Come è nata la passione per lo swing?
«È iniziata quando ero bambino. La domenica a casa i miei genitori ascoltavano Frank Sinatra, Tony Bennett, Nina Simone. Quelle canzoni sono state il mio primo contatto importante con la musica e fanno parte di me. Quelle voci mi hanno formato. Poi da ragazzo ho scoperto il rock, Bowie, i Queen, i Roxy Music, ma lo swing è rimasto dentro di me, anche nel modo in cui canto. È per questo che per me fare un album come The Mood I’m In è stato naturale, era un ritorno alle radici».
Che musica ascolta?
«Ascolto di tutto. Ascolto ancora gli artisti del passato come gli Eagles, David Bowie, i Queen. Ma mi piace anche scoprire cose nuove, ascolto quello che ascoltano i miei figli che mi tengono aggiornato. Mi piacciono artisti come Sam Fender, i Kaiserchiefs o i Killers. Per me non conta il genere, conta che la canzone sia bella. E mi piacciono le voci vere, gli artisti che fanno delle belle esibizioni».
Chi le piace tra gli artisti italiani?
«Ho avuto la fortuna di lavorare con artisti italiani molto diversi e molto bravi: Caparezza, Nina Zilli, Arisa, Elio e le Storie Tese. Con Elio e la sua band mi sono divertito moltissimo, sono folli nel senso positivo, musicisti straordinari. Faso mi ha anche coinvolto nel progetto I Was Only Sixteen, legato ai ragazzi del Progetto Giovani dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, una cosa molto emozionante. Tra gli artisti italiani amo molto Lucio Dalla».
E del fenomeno Maneskin che cosa ne pensa?
«Piacciono molto alle mie figlie. Sono diventati popolari in tutto il mondo e hanno una grande energia. È bello vedere una band italiana arrivare così lontano, con una presenza scenica forte e un’identità molto riconoscibile. Questo oggi è importante, perché c’è tantissima musica e non è facile distinguersi. Loro ci sono riusciti».
