La Nuova Sardegna

Olbia

La tragedia

La Maddalena, la fidanzata di Pietro Stipa: «Era buio pesto, io lo chiamavo ma non mi rispondeva»

di Stefania Puorro
La Maddalena, la fidanzata di Pietro Stipa: «Era buio pesto, io lo chiamavo ma non mi rispondeva»

Il racconto di Erika Cavallo ai soccorritori dopo lo schianto in gommone

16 giugno 2024
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La Maddalena Erika Cavallo è tornata a casa. Dopo una notte trascorsa all’ospedale, travolta dalla disperazione e dallo choc, non vuole parlare con nessuno. Risponde al cellulare con una voce sussurrata, ma riattacca subito. Troppo grande il dolore che si porta dentro. E va rispettato. Ha perso per sempre il suo fidanzato, Pietro Stipa, dopo un’ultima serata trascorsa insieme, a bordo di un gommone. Quel gommone che, nella notte tra venerdì e sabato, è andato a schiantarsi contro uno scoglio affiorante di fronte a Santo Stefano. Sulla tragedia le indagini sono ancora in corso anche se la ricostruzione di quei drammatici momenti sembra ormai terribilmente chiara.

Pietro Stipa, 26 anni, toscano dell’Argentario, ufficiale del Nucleo Sdai della Marina militare e la sua fidanzata Erika Cavallo, 20 anni di La Maddalena, avevano trascorso un venerdì sera tra gioia e tenerezze. Poi la decisione di andare a fare una gita romantica in gommone, nonostante fosse buio pesto, nonostante non si vedessero nemmeno le stelle. E di fronte a quel mare così nero e lucido, non si sono fermati. Partiti dal molo del circolo ufficiali, hanno navigato per un po’. Poi la tragedia, a poca distanza da Santo Stefano. Pietro Stipa, che era alla guida e che conosceva alla perfezione quel tratto di mare, potrebbe forse essersi distratto andando a sbattere con violenza contro un grosso scoglio. Il ragazzo è volato via, ha sbattuto la testa sulla roccia ed è finito in mare. La sua fidanzata è stata spinta verso l’alto, ma è riuscita a rimanere sul gommone, con la prua squarciata, perché i tubolari sono rimasti intatti. Erika Cavallo non riusciva a capire che cosa fosse accaduto, era terrorizzata, non sentiva più rumori, non capiva dove fossero. Ha cominciato a chiamare più volte il suo fidanzato, ma lui non rispondeva. E lei non riusciva a vedere nulla. Ha trovato però il suo cellulare, lo ha afferrato, ha subito chiesto aiuto chiamando anche un amico che lavora in capitaneria.

Immediatamente la guardia costiera di La Maddalena, guidata dal comandante Emiliano Santocchini, ha fatto scattare i soccorsi e inviato sul posto le prime due motovedette. Ma l’oscurità era davvero impenetrabile e così è stato chiesto anche l’aiuto del traghetto notturno Delcomar, per illuminare meglio quello specchio di mare. La ragazza, quasi illesa (ha riportato solo una contusione cervicale) è stata subito accompagnata sotto choc all’ospedale Paolo Merlo.

Pietro Stipa, invece, non si trovava. Il suo corpo già senza vita era stato trascinato via, anche se non molto lontano, e lo hanno recuperato i colleghi e gli amici un’ora dopo. La procura della Repubblica di Tempio ha aperto l’inchiesta, ma il magistrato non ha disposto l’autopsia e nemmeno messo sotto sequestro il gommone. Si era ormai capito che fosse il giovane alla guida (lo avrebbe confermato la ragazza agli investigatori) ed era certa anche la causa della morte: Pietro Stipa aveva riportato una enorme ferita sulla nuca e probabilmente il suo cuore si era fermato prima ancora di finire in acqua. Ieri, in serata, è arrivata alla Maddalena la famiglia del giovane ufficiale: è stata la Marina Militare a occuparsene e a dare tutto il supporto e l’assistenza possibili. E sarà così anche stasera quando la salma verrà trasferita in Toscana.

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