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Golfo Aranci

A Sos Aranzos la spiaggia libera è un fazzoletto di sabbia

A Sos Aranzos la spiaggia libera è un fazzoletto di sabbia

Turisti e residenti protestano: «La concessione si allarga sempre di più e non si rispettano le distanze dei lettini dalla battigia»

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Golfo Aranci «Ombrelloni piazzati in anticipo, file di lettini sempre più vicine all’acqua, sabbia che nella zona non in concessione sembra scomparsa». È questa la fotografia della spiaggia di Sos Aranzos, una delle baie più suggestive del litorale gallurese, dove di libero - denunciano residenti e turisti -– «è rimasto ben poco».

La concessione regolare del Voi Colonna Village, il grande complesso alberghiero che domina dall’alto il promontorio, copre 700 metri quadrati: gli ombrelloni in paglia rientrano in quest’area autorizzata. Fin qui, nessun problema. Ma accanto alla porzione ufficiale, sostengono i frequentatori abituali, si allarga un’altra “zona grigia”, molto più vasta, fatta di ombrelloni bianchi che spuntano fin dalle prime ore del mattino. «Dovrebbero essere montati soltanto quando arriva il cliente - raccontano - e dovrebbero essere messi in ordine sparso. Invece li troviamo già piazzati a inizio giornata. Così la concessione diventa una maxi-area riservata che soffoca quasi tutta la spiaggia. Chi ha provato ha sistemare il suo ombrellone in quella zona al mattino presto, si è poi visto circondato da quelli bianchi, tanto da dover decidere di spostarsi».

La protesta va oltre. «Le norme parlano chiaro: tra la battigia e la prima fila devono esserci almeno cinque metri. Un margine che dovrebbe appunto garantire il libero passaggio lungo la riva e preservare l’uso collettivo dell’arenile. Ma la realtà è ben diversa. Camminare lungo la battigia è impossibile - racconta una turista di Bologna - bisogna zigzagare tra sdraio e lettini, come se fossimo all’interno di un villaggio privato».

E questo non è l’unico punto critico. Sul lato sinistro della baia, per chi guarda il mare, c’è un corridoio di lancio per i natanti: «Mi volevano impedire persino di stendere un asciugamano sulla sabbia, lì di fronte. Ma stavo rispettando le distanze previste dalla legge e non mi sono mossa», ha denunciato una signora del posto. Dall’altro lato, nella parte che dovrebbe essere completamente libera, la situazione non migliora: la sabbia appare ridotta e disomogenea. «Dentro la concessione è bianca, compatta e ben livellata, fuori invece quasi non ce n’è più - spiegano ancora turisti e residenti -: la differenza è talmente netta che ci si chiede se la sabbia venga spostata». Un sospetto che si ripete estate dopo estate e che alimenta il malcontento. «La spiaggia è di tutti - ribadiscono i residenti - ma gli spazi per chi non fa parte del villaggio sono sempre più ridotti, quasi residuali. È un’ingiustizia».

Il malumore non risparmia i vacanzieri. Alcuni raccontano la delusione: «Avevamo scelto Sos Aranzos per la sua bellezza e perché ci era stata descritta come una spiaggia libera – dice una famiglia di Bergamo – invece ci siamo ritrovati davanti a una distesa di ombrelloni. Per sistemarci con un telo ci siamo dovuti spingere all’estremità, dove lo spazio era ridotto a pochi metri quadrati».«Chi viene qui cerca natura e libertà – osserva un giovane di Golfo Aranci– se trova solo file di sdraio e spazi contingentati, la prossima estate sceglierà un’altra spiaggia. Non possiamo permettere che Sos Aranzos perda la sua identità».

Le proteste non sono nuove. Già gli anni scorsi erano arrivate petizioni e segnalazioni, con i cittadini che denunciavano l’eccessiva invasione degli ombrelloni e la riduzione degli spazi pubblici. Nel 2024 il coro di voci si era fatto più forte, con foto e video diventati virali sui social. «Ogni anno – ricordano i frequentatori – ci ritroviamo a discutere degli stessi problemi. Ogni volta ci viene promessa più vigilanza, ma alla fine nulla cambia davvero». Ora residenti e turisti chiedono controlli seri e immediati. «Non è una guerra agli hotel - sottolineano – ma le regole devono essere rispettate. Se nessuno interviene, Sos Aranzos rischia di trasformarsi in una spiaggia privata mascherata. Ma non è così: è un bene comune, e deve restare di tutti». (s.p.)

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