Infiltrazioni mafiose, «Il territorio di Alghero è esposto a una pressione crescente dei gruppi criminali»
La denuncia del sindacato di polizia: «Lo Stato deve interviene con decisione prima che sia troppo tardi»
«Un territorio che si propone come polo turistico e culturale di rilevanza internazionale, ma anche teatro di rischio elevato per un processo di progressiva penetrazione criminale, caratterizzato da episodi reiterati di violenza, minacce, atti incendiari e tentativi di infiltrazione nei settori economici e negli spazi decisionali locali». Di fronte al silenzio della politica, scossa solo nei giorni scorsi dalla chiara presa di posizione del consigliere regionale Valdo Di Nolfo, ci pensa il sindacato a sollevare il problema su quella che viene definita “emergenza Alghero”.
Il segretario provinciale di Sassari del Siulp (Sindacato italiano unitario lavoratori polizia) Massimiliano Pala parla di «territorio esposto».
E sottolinea. «Il centro catalano rappresenta un caso di studio emblematico: città dalla forte vocazione turistica, ma al contempo vulnerabile alla penetrazione di fenomeni criminali». Una vulnerabilità che - secondo il segretario del Siulp - deriva da due fattori concomitanti: «La cronica carenza organica del Commissariato di pubblica sicurezza, che riduce drasticamente la capacità preventiva e investigativa; la pressione crescente di gruppi criminali organizzati, che perseguono il controllo delle attività economiche e turistiche attraverso violenza e intimidazione».
E Massimiliano Pala cita gli episodi degli ultimi mesi che secondo lui sono degni di nota: «Vanno letti in sequenza – afferma l’esponente del Siulp – come indicatori di un processo in atto. Il 24 agosto, Hotel Baja di Conte: un dipendente viene selvaggiamente percosso da turisti, episodio che trascende il fatto occasionale e segnala la percezione di impunità in un contesto privo di deterrenza. Aprile, litoranea di Alghero: una ristoratrice riceve una lettera di minacce di morte, sullo sfondo di dinamiche riconducibili a tentativi in stile camorristico di controllo delle concessioni demaniali. E ancora: ripetuti incendi di autovetture, lettere anonime e telefonate minatorie, manifestazioni cicliche di una strategia di intimidazione che alimenta un clima di silenzio sociale».
Per questo, anche dopo la denuncia politica di Valdo Di Nolfo, il Siulp esprime massima preoccupazione «per una situazione che non può più essere considerata episodica o marginale. Si tratta di un fenomeno che, se non affrontato con tempestività e mezzi adeguati, rischia di consolidarsi in modo irreversibile, creando un divario incolmabile tra la capacità di risposta dello Stato e la forza criminale».
Massimiliano Pala evidenzia che «dal punto di vista sociologico, ad Alghero si assiste all’affermarsi della cosiddetta “legge del silenzio”: i commercianti tacciono non per complicità, ma per timore di ritorsioni. Gli imprenditori riducono le denunce per non esporre se stessi e le proprie famiglie a minacce o incendi. E ci sono alcune famiglie già note alle cronache che hanno acquisito immobili e ristoranti, alterando progressivamente l’equilibrio economico locale. Il risultato è un clima di paura normalizzata, in cui la comunità si abitua a convivere con la presenza mafiosa come se fosse un dato inevitabile».
Il segretario provinciale del Siulp in conclusione sottolinea che «Alghero rappresenta oggi il punto di intersezione tra una debolezza istituzionale e una pressione criminale crescente». E per questo il sindacato di polizia afferma di non volersi limitare a una denuncia ma intende formulare un “atto di responsabilità pubblica”. La richiesta è «un rafforzamento organico strutturale e stabile del Commissariato di Alghero; l’attivazione di programmi straordinari di contrasto alle infiltrazioni mafiose, con strumenti investigativi dedicati; una presenza tangibile dello Stato, che restituisca fiducia ai cittadini e libertà all’economia locale. Ad Alghero è in corso una battaglia silenziosa tra la legalità e la criminalità, e lo Stato deve interviene con decisione. Prima che sia troppo tardi».