La Nuova Sardegna

Le storie

Olbia, tutti in fila al pronto soccorso: tra sex toys e malati immaginari

di Stefania Puorro
Olbia, tutti in fila al pronto soccorso: tra sex toys e malati immaginari

Tante emergenze ma anche le esigenze semiserie di pazienti sopra le righe

3 MINUTI DI LETTURA





Olbia Al pronto soccorso di Olbia le emergenze non si fermano mai, soprattutto d’estate. Incidenti stradali, infarti, sindromi da annegamento e tanti altri casi critici. Ma si vivono anche situazioni che sembrano uscite da un copione di teatro dell’assurdo. C’è l’uomo di mezza età che una notte si è presentato in ospedale con una lampadina incastrata nell’ano. Non bastasse l’imbarazzo, la lampadina si è pure rotta, rendendo necessario un delicato intervento chirurgico.

A distanza di poche ore, nello stesso reparto di emergenza urgenza, un turista allarmato lamentava un dolore fortissimo ai piedi: medici e infermieri si erano già mobilitati per capirne l’origine, finché il paziente non ha confessato la causa. «Ho nuotato troppo a lungo con le pinne strette».

Sono scene che, viste da fuori, fanno sorridere. Per il personale, invece, anche queste rappresentano la quotidianità: un flusso continuo di casi che oscillano dal dramma al grottesco. E allora si incontrano uomini convinti di essere stati morsi da mostri del mare, salvo poi rivelare dolorose punture di tracina. Oppure persone di tutte le età che si presentano nel cuore della notte solo perché «non riescono a dormire» e donne che arrivano lì per chiedere se possono avere qualche assorbente.

Poi ci sono i più “ingenui”: chi corre in ospedale dopo aver ingoiato una vespa, senza essere stato punto, terrorizzato dall’idea di conseguenze mortali. O chi, come il cinquantenne arrivato qualche settimana fa ricoperto di sangue e con il casco sotto il braccio: nonostante fosse pieno di escoriazioni e tagli per una caduta in motorino, insisteva: «Non sono qui per l’incidente, ma per la puntura di una vespa vicino alla vena. Aiutatemi». Nulla lo convinceva a preoccuparsi delle ferite. Voleva solo rassicurazioni sul braccio, certo che quello fosse il vero pericolo. Una volta tranquillizzato, se ne è andato così com’era, dicendo che «le vespe ti fanno morire, le ferite no».

Non mancano, però, gli episodi più “scabrosi”: come il paziente che ha inserito una bomboletta di schiuma da barba nel retto, infilata al contrario, col tappo rimasto incastrato. Anche lui ha dovuto ricorrere alla chirurgia, non senza prima chiamare la moglie: «Amore, non preoccuparti. Tutto ok, però devono operarmi». Ma c’è stata anche la giovane arrivata con una zucchina bloccata nella vagina: un caso delicato che ha richiesto l’intervento degli specialisti, ma che inevitabilmente ha lasciato spazio anche all’incredulità.

E ancora: il turista straniero che ha fatto mobilitare l’intero reparto perché convinto di avere un colpo di calore irreversibile, salvo poi scoprire che la sua febbre era dovuta a una banale insolazione. C’è stato anche chi, nel pieno di un esame neurologico, ha sorpreso con domande spiazzanti: come il giovanissimo paziente rientrato dal festival Red Valley che, appena il medico gli ha chiesto di seguire il dito con lo sguardo, ha replicato serio: «Con uno o con due occhi?».

Ma nulla (forse) batte l’episodio di qualche settimana fa quando, dal pronto soccorso, hanno dovuto richiamare il reparto di Chirurgia: «Il paziente è tornato qui da noi perché ha detto di essere troppo affezionato al vibratore che gli avevamo estratto tre ore prima».

Eppure, dietro questa galleria di casi che sembrano caricature, resta una certezza: il pronto soccorso non chiude mai. Ogni paziente, qualunque sia il motivo che lo porta lì, trova un medico pronto a visitarlo. Tra un infarto e una lampadina, tra un incidente stradale e una puntura di tracina, c’è la stessa regola: prendere sul serio chiunque bussi a quelle porte. È questo, alla fine, il vero paradosso del pronto soccorso. Che anche quando sembra una commedia, resta sempre una cosa serissima.

Primo piano
L’allarme

Infiltrazioni mafiose, «Il territorio di Alghero è esposto a una pressione crescente dei gruppi criminali»

di Gianni Bazzoni
Le nostre iniziative