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L’inchiesta

La banda dell’oro: l’indagine partita dal colpo alla Mondialpol di Sassari – Le intercettazioni

di Luciano Onnis
La banda dell’oro: l’indagine partita dal colpo alla Mondialpol di Sassari – Le intercettazioni

Tutti i piani (saltati) del gruppo criminale: dal raid ai furgoni sino ai caveau

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Cagliari Una formazione di undici giocatori con l’obiettivo di fare gol nel caveau dell’oro della storica fonderia della Portovesme Srl (Gruppo Glencore), a San Gavino Monreale. Ma la partita è finita male, per la squadra di assaltatori al forziere dello stabilimento o ai furgoni portavalori addetti al trasferimento dei lingotti alla sede centrale di Italpreziosi, vicino ad Arezzo. Lo schema di gioco è rimasto in bilico per quattro volte: tre sono stati accantonati per sopraggiunta impraticabilità di campo (inconvenienti non previsti), l’ultimo, quello infine prescelto, per l’inaspettata invasione del terreno di gioco da parte di quelli che erano rimasti fino ad allora spettatori fantasmi: gli investigatori della Squadra mobile di Cagliari, supportati dai colleghi delle questure di Sassari e Nuoro, da quelli di Sisco e Sco, tutti coordinati dalla Procura del capoluogo. E così dieci giocatori sono finiti in carcere, l’undicesimo si è reso uccel di bosco ed è ricercato. (QUI  I NOMI E I RUOLI NELLA BANDA)

Le indagini partite dalla Mondialpol

Era quasi un anno che gli investigatori stavano lavorando a una organizzazione criminale tutta sarda col pallino dei furgoni portavalori e dei caveau. È proprio nell’ambito delle indagini avviate all’indomani della clamorosa rapina perpetrata il 28 giugno del 2024 all’istituto di vigilanza “La Vedetta 2-Mondiapol” di Sassari, località Caniga, da un commando di circa 15 uomini, con bottino di 11 milioni di euro. Pur non essendo stati individuati i componenti della banda, l’attività investigativa della Squadra mobile di Sassari, diretta dal primo dirigente Michele Mecca, condotta in collaborazione con le altre questure sarde, Sisco e Sco, aveva consentito di intercettare l’esistenza di un gruppo criminale che stava progettando un assalto analogo, diretto questa volta a impossessarsi dell’oro fuso nella fonderia Portovesme Srl di San Gavino Monreale. Un piano che stava appunto per essere concretizzato se gli investigatori della Squadra mobile di Cagliari, diretti dal capo Davide Carboni, non avessero fatto saltare il progetto adesso che stava per essere attuato con un assalto diretto al caveau.

L’assalto rinviato

In realtà il piano predisposto avrebbe dovuto essere attuato già il 27 maggio, ma la sera prima ci fu uno scambio di messaggini fra il basista Luca Montanari e Francesco Carta, un altro degli organizzatori della rapina assieme a Luigi Mulvoni. La talpa della fonderia la notte del 19 maggio scriveva a Carta «come siete messi?», nel senso se fossero pronti all’azione. La risposta fu che «siamo stretti tecnicamente, sono successe delle cose». Ovvero, per qualcuno degli undici del commando era sopraggiunto qualche problema che ne impediva la partecipazione e per questo l’assalto fu rimandato a nuova occasione, individuabile comunque in un giorno di fine o inizio mese quando viene effettuato il trasferimento dell’oro. Intanto la talpa Montanari continuava a tenere d’occhio e segnalare alla banda i movimenti interni alla fonderia. Un altro giorno buono era stato individuato per il 27 maggio – sempre su indicazione del basista Montanari, ma un impedimento per lutto con relativo funerale che interessava uno degli organizzatori della rapina (Luigi Mulvoni), aveva fatto saltare tutto fra le proteste della banda.

Cambio di strategia

Da quel momento, però, la strategia del commando d’assalto è cambiata. Anche perché è subentrato un po’ di disorientamento perché i blindati cambiavano continuamente giorno, orari di uscita e tragitti. Inizialmente era stato progettato l’assalto diretto al forziere, poi è stato preferito un attacco in strada, con due possibilità di azione. La prima prevedeva di farlo sulla Statale 131 all’altezza di Paulilatino il 27 maggio. Tutto era pronto, con i mezzi schierati in un ovile nelle campagne di Busachi. Ma al momento del colpo ancora niente: sul furgone blindato erano stati caricati solo quattro lingotti (fonte Montanari). Meglio rinviare, con data individuata il 4 giugno, col blindato che avrebbe viaggiato a pieno carico. Intanto proseguivano i sopralluoghi della banda e i controlli sul campo per avere una mappa precisa della situazione. Il tutto senza sapere che gli investigatori della polizia seguivano passo dopo passo ogni movimento e intercettavano ogni parola dei componenti il commando d’assalto. Rinvio dopo rinvio, si è giunti ai giorni d’oggi quando il colpo era ormai stato pianificato e deciso. Non più in strada, ma al caveau. Un mezzo pesante avrebbe abbattuto il cancello di ingresso dello stabilimento di fusione e con un escavatore abbattuti i muri del caveau. Una cosa imminente, prevista per questa fine luglio. Ma stavolta l’assalto è stato preceduto dal blitz di una task force di 130 uomini che all’alba di sabato scorso ha arrestato dieci componenti del commando, mentre uno resta irreperibile.

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