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La sfida

Sassari sul tetto del mondo: il gonfalone a 5mila metri

di Luigi Soriga
Sassari sul tetto del mondo: il gonfalone a 5mila metri

Due alpinisti porteranno il vessillo della città sulla cima della Piramide Carstensz

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Sassari Sassari sul tetto del mondo. Non è un modo di dire, almeno stavolta. Perché se tutto andrà secondo i piani, tra qualche giorno una bandiera gialla e rossa sventolerà a 4.884 metri d’altezza, sulla cima della Piramide Carstensz, nella Papua indonesiana.

A portarcela saranno due sassaresi, Carlo Gaspa e Alessandro Virdis, 34 e 33 anni, alpinisti per passione e ormai collezionisti di montagne per vocazione. Ne hanno già messe tre in bacheca. Ma l’obiettivo finale è decisamente più ambizioso: conquistare le Seven Summits, le vette più alte dei sette continenti.

La quarta avventura comincerà proprio domani. Stavolta la destinazione è la Piramide Carstensz, 4.884 metri di roccia nella Papua indonesiana, tra Asia e Oceania. E nello zaino ci sarà un ospite speciale: la bandiera di Sassari. A consegnargliela è stato il sindaco Giuseppe Mascia durante un incontro a Palazzo Ducale. Con Gaspa e Virdis c’era anche Alessandro Serra, 33 anni, terzo componente della squadra e uomo del quartier generale sassarese durante le spedizioni. Il sindaco ha messo la bandiera nelle mani dei due scalatori e in cambio ha strappato una promessa: quando arriveranno in cima dovranno srotolarla e scattare una fotografia. Una cartolina da 4.884 metri, con Sassari affacciata per qualche minuto sulle vette del mondo.

Prima, però, bisogna arrivarci. Gaspa, studi in Economia e imprenditore nel settore dei servizi alla ricettività turistica, e Virdis, laureato in Architettura, non sono esattamente due principianti con la mania improvvisa dell’alta quota. Il 16 ottobre 2024 hanno raggiunto la cima del Kilimanjaro, 5.895 metri, in Tanzania. Il 6 luglio 2025 è toccato all’Elbrus, 5.642 metri, la montagna più alta d’Europa. Poi, il 4 gennaio scorso, hanno alzato ulteriormente l’asticella conquistando l’Aconcagua: 6.961 metri sulle Ande argentine. Tre montagne, tre continenti. Adesso la quarta.

Dietro le spedizioni c’è Summiteers, l’associazione fondata dai due insieme ad Alessandro Serra, che lavora nel settore del brokeraggio finanziario e assicurativo e quando gli altri partono resta a Sassari a «coprire le spalle» alla missione. Il progetto, però, non è soltanto una caccia alle bandierine da piazzare sulla carta geografica. I tre parlano di sfida con se stessi, di limiti da superare, di miti dell’alpinismo inseguiti fin da bambini. E soprattutto di quella strana capacità delle montagne di rimettere ogni cosa al suo posto. Più si sale, più i problemi rimasti a valle sembrano piccoli. A seimila metri, evidentemente, le ansie quotidiane perdono parecchia importanza.

Il programma, del resto, non prevede molte occasioni per annoiarsi. Se la Carstensz sarà conquistata, nella primavera prossima toccherà al Denali, in Alaska: 6.144 metri. Poi arriverà il gigante, l’Everest, 8.848 metri sull’Himalaya. Infine il Monte Vinson, 4.892 metri nel gelo dell’Antartide. A quel punto il giro del mondo verticale sarà completo. «Speriamo di essere i primi sassaresi a completare il percorso delle Seven Summits», hanno detto Gaspa e Virdis prima della partenza. Mascia li ha salutati ricordando che la città è fiera della loro impresa. Ma la consegna più importante era già finita dentro uno zaino. Una bandiera di Sassari. Destinazione: tetto del mondo.

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