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Verona e Torino, la nostalgia della scuola, i primi brani con Mogol: all’asta le lettere del giovane Battisti alla madre Dea

di Paolo Martini
Verona e Torino, la nostalgia della scuola, i primi brani con Mogol: all’asta le lettere del giovane Battisti alla madre Dea

Speranze e delusioni del cantautore in decine di missive legate ai primi passi della sua carriera musicale: «Stai tranquilla mangio e dormo, stiamo lavorando sodo per sfondare»

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«Per quanto riguarda la mia permanenza a Verona puoi stare tranquilla: mangio tre volte al giorno e dormo con sufficienza. Andiamo in giro sempre in macchina e poi non fa tanto freddo. Spero proprio che le cose vadano bene perché qualche giorno fa mi è ripresa un po’ di nostalgia per la scuola, ma forse sarà perché erano tempi spensierati e perché mano mano che cresco devo affrontare problemi più grossi. Stiamo lavorando sodo per riuscire a sfondare con tutte le carte in regola».

Così, il 15 ottobre 1963, il ventenne Lucio Battisti scriveva alla madre Dea una lettera in cui si alternano speranze e delusioni legate ai primi passi della sua carriera musicale. La missiva fa parte di un gruppo di lettere indirizzate dal cantautore alla mamma, che saranno messe all’asta venerdì 26 giugno da Finarte a Roma.

Nell’ottobre del 1963 Battisti aveva da poco iniziato a suonare con il gruppo I Mattatori; alla fine dello stesso anno sarebbe poi passato a I Campioni. Nelle lettere racconta alla madre la sua “avventura” da musicista: dove alloggia, quanto spende per vitto e alloggio, di cosa ha bisogno – scarpe, calzini, maglioni – e i successi e gli insuccessi che incontra lungo il cammino. Ma le sue parole hanno anche un tono rassicurante: «E dì a papà di non stare in pensiero né di rammaricarsi sempre per le solite cose, che io sto bene e faccio la vita che mi piace, senza più né complessi di inferiorità né di pancia o di altro. Ciao, Lucio».

La madre è la prima a capire il suo valore e incoraggiarlo: «La cosa più importante adesso è quella delle tue canzoni, che speriamo che trovi la strada giusta e puoi realizzare il tuo sogno. Stai sempre d’accordo con tutti ma specialmente con Roberto (si trattava di Roby Matano, leader de I Campioni, ndr), che pur avendoci parlato poco già ho capito che è un ragazzo sincero. Ascolta i suoi consigli, anzi se lui è così gentile, glieli puoi chiedere perché in ogni ambiente un’amicizia leale è necessaria».

Le lettere che vanno all’asta delineano il percorso umano e professionale che porterà il giovane Lucio da Poggio Bustone a divenire Lucio Battisti, icona della musica italiana. «Gli anni sono quelli degli esordi, 1963-1965 – spiega Fabio Massimo Bertolo, specialista della sezione manoscritti di Finarte – Si tratta di decine di lettere alla madre, e dalla madre a lui, che si alternano con contratti discografici, ma soprattutto testi probabilmente inediti di canzoni scritte agli esordi, su fogli volanti di tutti i tipi. Le lettere provengono da Verona, Torino, Milano, Diano Marina, Trani e poi L’Aja, per la sua prima tournée all'estero (Germania e Olanda) con I Campioni».

Ci sono passaggi chiave della sua carriera, come testimonia una lettera inviata da Torino il 19 novembre 1965: «Il lavoro sembra che voglia andare bene. Ho concluso il contratto con la Ricordi e il 26 prossimo vado a Milano per la registrazione. C’è stata qualche incertezza perché la Ricordi mi aveva proposto delle condizioni che io non potevo accettare ma poi abbiamo discusso, io ho fatto le mie richieste e il contratto è stato fatto secondo le mie richieste. Per il momento devo incidere due mie canzoni fatte insieme con Mogol. Quando sarà pronto il disco si vedrà cosa si potrà fare. Intanto è stato inciso da una ragazza della Jolly un’altra mia canzone (Il giorno che) che verrà pubblicata tra breve».

Questa lettera ha una straordinaria rilevanza perché anticipa di diversi mesi l’inizio della collaborazione tra Mogol e Battisti, che già nel novembre 1965 avevano composto due brani assieme. La canzone citata invece, “Il giorno che”, in realtà non uscì mai. Il brano fu originariamente composto e proposto come provino per il gruppo beat I Balordi. In seguito, parte dell’arrangiamento e della parte musicale scritti per questa canzone furono riutilizzati da Battisti per creare il suo celebre successo del 1969 “Mi ritorni in mente”. La sezione Battisti del catalogo d’asta contiene inoltre due chitarre: la prima in assoluto regalatagli dal padre e una delle prime usate nei concerti. In vendita anche alcuni dipinti del cantautore.

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