La Nuova Sardegna

Economia

Conti correnti, i costi in aumento nel 2026: ecco quanto si paga in più e quali sono i più convenienti

Conti correnti, i costi in aumento nel 2026: ecco quanto si paga in più e quali sono i più convenienti

pesare sono soprattutto le commissioni sulle singole operazioni

4 MINUTI DI LETTURA





Sei mesi dopo l’ultima rilevazione, il quadro per i correntisti italiani resta poco favorevole. È quanto emerge dall’ultima indagine di Altroconsumo, che ha monitorato l’andamento dei costi dei conti correnti tra gennaio e agosto 2026. La tendenza è chiara: i conti tradizionali diventano leggermente più costosi, soprattutto per chi utilizza la filiale, mentre quelli online continuano a essere mediamente più convenienti, in particolare per i giovani.

A pesare sono soprattutto le commissioni sulle singole operazioni e gli oneri legati all’utilizzo dei servizi allo sportello. Una dinamica che sembra accompagnare la progressiva digitalizzazione del settore bancario: chi utilizza home banking e app viene favorito, mentre il ricorso al personale in filiale può tradursi in costi sensibilmente più elevati.

Conti tradizionali

Per valutare l’evoluzione delle spese, Altroconsumo ha utilizzato l’Indicatore dei costi complessivi (ICC), parametro definito da Banca d’Italia che permette di stimare quanto costa un conto corrente nell’arco di un anno sulla base del profilo del cliente e del numero di operazioni effettuate.

Nel caso dei conti tradizionali, l’indagine rileva un incremento medio compreso tra lo 0,35% per le famiglie e lo 0,49% per i pensionati. Su dieci istituti analizzati, due hanno aumentato l’ICC tra gennaio e agosto: BPER Banca e UniCredit.

Nel caso di UniCredit, il conto Genius ha visto salire da 1,20 a 1,30 euro il costo dei bonifici SEPA disposti online o tramite gli ATM Self-Service. Un aumento apparentemente contenuto, ma che incide sull’ICC: per il profilo giovani la crescita arriva al 7,22%, mentre è dello 0,89% per le famiglie e dello 0,60% per i pensionati.

BPER ha invece introdotto a luglio una commissione di 25 centesimi per ogni addebito diretto SEPA, comprese quindi le domiciliazioni di bollette e abbonamenti. L’ICC cresce così del 3,61% per i pensionati e di circa il 2% per giovani e famiglie.

I giovani sono i più favoriti

La situazione cambia guardando ai conti online. In media, restano più economici rispetto a quelli tradizionali e, per il profilo giovani, il costo medio scende del 6,05%, passando da 31,60 a 29,69 euro l’anno.

A spingere verso il basso la media sono soprattutto le politiche commerciali rivolte agli under 35. Isybank e ING hanno rafforzato le condizioni dedicate ai clienti più giovani. Per gli under 35, Isybank ha azzerato il canone mensile del conto IsyPrime e si fa carico anche dell’imposta di bollo. L’ICC per i giovani passa così da 150,70 a 31,90 euro, con una riduzione di circa il 79%.

ING ha invece reso permanente l’azzeramento del canone per gli under 30 sul Conto Corrente Arancio Più, precedentemente previsto solo fino a febbraio 2026. Per il profilo giovani, l’ICC scende di 30 euro, arrivando a 5 euro.

Non tutti i conti digitali, però, hanno seguito questa strada.

Il caso Fineco

Il caso più evidente è quello di Fineco, che con il nuovo Conto Fineco One ha eliminato il canone fisso ma aumentato diversi costi legati all’operatività.

Il versamento di contanti o assegni presso gli ATM UniCredit, prima gratuito, costa ora 2,95 euro. È inoltre aumentato da 29,95 a 39,95 euro annui il costo della carta di credito multifunzione per famiglie e pensionati, mentre i prelievi inferiori a 99 euro sono passati da 0,80 a 1 euro.

Il risultato è un forte incremento dell’ICC: +49% per i giovani, +90% per le famiglie e +64% per i pensionati. Un esempio che dimostra come il cosiddetto “canone zero” non significhi necessariamente conto gratuito: il risparmio su una voce può essere compensato da maggiori costi sulle singole operazioni.

Soldi depositati senza interessi

Un altro elemento evidenziato da Altroconsumo riguarda gli interessi. La remunerazione media delle somme lasciate sul conto corrente resta a zero, mentre aumentano i tassi applicati quando il cliente va in rosso.

Per gli scoperti senza fido, il tasso medio arriva al 17,97%, mentre per chi dispone di un fido si attesta al 12,41%. Entrambi i valori risultano in aumento, rispettivamente dello 0,05% e dello 0,03%.

Anche in questo caso emerge una forte asimmetria: il denaro lasciato sul conto non viene remunerato, mentre il credito concesso dalla banca può avere un costo a due cifre.

Il contatto umano diventa un lusso

È però sul rapporto con la filiale che emerge uno degli aspetti più significativi dell’indagine. Per alcune operazioni effettuate interamente con l’assistenza di un operatore, i costi possono aumentare in modo considerevole.

È il caso del conto Genius di UniCredit, dove dal mese di luglio le condizioni prevedono costi aggiuntivi per chi sceglie di effettuare le operazioni con il personale della filiale invece che attraverso gli ATM Self-Service.

L’impatto sull’ICC può arrivare a 87,90 euro in più per i giovani, 121,65 euro per le famiglie e 120,40 euro per i pensionati. Il costo annuo effettivo raggiunge così rispettivamente 116,10, 212,25 e 200,40 euro.

Il quadro tracciato da Altroconsumo suggerisce quindi di non fermarsi al semplice canone mensile. Commissioni, bonifici, prelievi, versamenti e operazioni allo sportello possono incidere pesantemente sul costo finale del conto. Per questo l’associazione invita a controllare periodicamente il Foglio informativo, verificare le eventuali modifiche contrattuali e confrontare le condizioni del proprio conto con quelle offerte dal mercato.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
L’analisi

La crisi del commercio, in Sardegna chiudono due negozi al giorno: è allarme nei centri storici – I dati

di Massimo Sechi
Le nostre iniziative